Ancarano frena il Porto di Capodistria

TRIESTE. Il futuro del Porto di Capodistria è nelle mani della Corte costituzionale la quale è chiamata a decidere su un ricorso presentato dalla Comunità locale di Ancarano (oggi Comune a tutti gli effetti) due anni fa e relativa al Piano nazionale di sviluppo dello scalo del Litorale. Il ricorso è stato corredato da 826 firme di cittadini dell’area di Ancarano i quali accusano l’amministrazione statale di non aver tenuto in debito conto il parere della comunità locale su ben 54 punti del Piano di sviluppo del porto.
«Agli organismi statali - spiega al quotidiano Delo il sindaco di Ancarano, Gregor Strm›nik - avevamo presentato un piano in cui al posto dell’allungamento del molo si prevedeva lo scavo di una canale verso la terraferma che avrebbe offerto due vantaggi: maggiori punti di ormeggio per le navi e un’area molto ampia per lo stoccaggio delle merci che venivano caricate o scaricate». «Sebbene abbiamo fatto valere i nostri piani - continua il primo cittadino - a ben quattro governi che si sono succeduti a Lubiana nessuno ci ha mai tenuto in debito conto. Ma siccome il Comune di Ancarano deve partecipare al voto per qualsiasi opera che coinvolga il suo territorio, siamo ancora in tempo a far valere i nostri diritti garantitici dalla legge in vigore». A Luka Koper, la società che gestisce il Porto di Capodistria non rilasciano dichiarazioni sulla vicenda che rischia, tutto dipende quale sarà la sentenza della Corte costituzionale, di riportare indietro lo scalo al 2008 e bloccare gli investimenti fino al 2018. Ricordiamo che nel Progetto nazionale di sviluppo del Porto di Capodistria sono stati stanziati 3 milioni di euro e il punto cardine è costituito dall’allungamento del molo uno dove arrivano le navi porta contenitori.
Un’altra tegola però si è abbattuta su Luka Koper. Il Tribunale circondariale di Capodistria, infatti, ha dato ragione a Gregor Veselko, ex presidente del consiglio di amministrazione della società, stabilendo come illegale il suo licenziamento dal vertice del porto per mano del Comitato di controllo portuale guidato nel settembre del 2012 da Janez Požar. Veselko non chiede la reintegrazione, bensì un risarcimento per gli stipendi persi a causa della decisione del Comitato di controllo pari a 70mila euro. Sembra che Luka Koper sia intenzionata a far pagare tale cifra ai membri di quel Comitato che presero la decisione ora sanzionata come illegale da parte del Tribunale di Capodistria.
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