Un malore in casa spegne il sorriso di Andrea nel chiosco del Viale a Trieste
Rizzitelli aveva soltanto 45 anni: trovato morto nella sua abitazione. Dopo il San Marco la scelta di promuovere i piatti della tradizione

Sabato mattina il chiosco di viale XX Settembre è rimasto chiuso. Qualcuno, dopo un po’, ha iniziato a chiedersi perché. E mai avrebbe potuto immaginare il motivo. Andrea Rizzitelli, che da qualche anno gestiva quel piccolo spazio di street food di cucina finalmente triestina, “Akademia”, era deceduto da poche ore. Rizzitelli, quarantacinque anni, è stato trovato morto nella sua abitazione. Da quanto risulta ha avuto un infarto. Viveva da solo, quindi purtroppo nessuno si è accorto di nulla e per i soccorsi non è stato possibile intervenire.
La notizia è stata accolta con molto sgomento. Perché Andrea era piuttosto conosciuto in città, visto il suo giro di amicizie prevalentemente legate al mondo della ristorazione locale e a quello sportivo. Sopratutto della Triestina, di cui era una grande tifoso.
Rizzitelli, anni fa, prima di cominciare la sua nuova avventura in Viale, aveva lavorato al Caffè San Marco. Il salto imprenditoriale, con la decisione di mettersi in proprio, è dell’estate 2023. Impossibile non notare il suo chiosco poco prima dell’incrocio con via Xydias e Timeus, di fronte al Retrò (conosciuto per le schiacciate multi gusto): tanto di giorno, quanto di sera. Non fosse altro che per quel profumo di gastronomia casereccia – invece di kebab et similia – che si spandeva lungo il Viale e che rendeva francamente impossibile non fermarsi per azzannare subito una polpetta, senza troppe storie sulla dieta e sulla linea, come una sorta di riflesso pavloviano.
Lui, Andrea, soprannominato “Riz”: «Te la scaldo?». Il cliente: «Sì ma non go moneda drio oggi». Lui, con il solito sorriso: «Ciapa qua, te me darà». Se una polpetta al volo non cambia una giornata, decisamente la migliora. Per non parlare della Lubianska da passeggio, l’omboletto impanato, i bolliti di maiale. O i pasticci, ma anche i dolci tipici: anche su questo si era buttato ormai Andrea.
Così scriveva qualche anno fa il giornalista Massimo Greco su queste pagine, in un racconto del nuovo buffet di Rizzitelli e su ciò che di poco restava (e resta) dei piatti nostrani in Viale e dintorni: «Nell’antico Acquedotto, (...) di classico triestino non v’è alcunché: piadinerie, pizzerie, cinesi e indiani. Il tipico più vicino è Marascutti all’inizio di via Battisti. Dall’altra parte della strada c’era Voltolina, lì davanti c’era Paolino mago del pollo allo spiedo: per entrambi parliamo al passato».
Rizzitelli, più che un simbolo della resistenza culinaria, con il suo buffet triestino è stato a suo modo un innovatore. «Stiamo parlando di una persona veramente buona, di cuore, sempre con il sorriso», spiega uno degli amici di sempre, Piero Sterle. «Ci eravamo conosciuti tanti anni fa al “Mini pub 2” mentre bevevamo una birra. Da quella volta – ricorda – non abbiamo mai smesso di frequentarci. Era una persona gentile, disponibile e che metteva allegria. Spesso andavamo assieme a vedere la Triestina... andavamo a mangiare una pizza e poi via allo stadio. L’ultima volta l’ho visto martedì al chiosco. Stava bene, forse era solo un po’ stanco. Sinceramente ci mancherà».
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