Anfore romane recuperate dal fondo del mare di Grado

GRADO Tre anfore, una di produzione adriatica compresa fra il primo secolo a. C. e il primo secolo d.C., un’altra proveniente dalla provincia spagnola della Betica databile tra il primo e secondo secolo d.C., e una terza proveniente dall’Africa nel terzo secolo d.C., sono fra i reperti recuperati a Grado durante una ricognizione effettuata dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio del Fvg con il supporto della Guardia Costiera e i subacquei del team della Frontiera Sommersa.
Dopo il recupero nelle scorse settimane di numerosi altri reperti, tra cui un ceppo d’ancora in piombo e una macina per il grano, la Grado sommersa di epoca romana continua a svelare poco alla volta le tessere di un complesso puzzle archeologico che parla di un antico fronte terrestre molto più avanzato rispetto ad oggi, uno scalo portuale con strutture commerciali e approdi per le navi cariche di merci e materiali per l’edilizia anche di grandi dimensioni. Sono note da molto tempo alcune antiche strutture sommerse nelle aree marine antistanti la costa gradese, come le cosiddette Piere di San Gottardo, ma è la prima volta, spiega la soprintendente Simonetta Bonomi, «che viene effettuata una ricognizione sistematica di quelle aree sommerse basata su indicazioni precise». La ricognizione è infatti resa possibile da una mappatura georeferenziata effettuata dal sommozzatore professionista Stefano Caressa, realizzata tramite Side Scan Sonar lungo un’ampia fascia marina di circa due chilometri e mezzo per quattro. La grande “fotografia” del fondale ha permesso di individuare tutta una serie di anomalie, molte delle quali corrispondo ad altrettante evidenze archeologiche, che sono appunto al vaglio della Soprintendenza. E, ovviamente, adesso sotto la stretta sorveglianza della Guardia Costiera, che sta collaborando attivamente con le squadre di subacquei che operano sotto la direzione della funzionaria archeologa di zona Paola Ventura, e la guida dall’archeologo subacqueo della Soprintendenza Francesco Dossola. «Il nostro intervento di assistenza all’attività subacquea della Soprintendenza - spiega Michele Torracca, comandante dell’Ufficio Circondariale Marittimo di Grado - rientra nei nostri compiti e rappresenta un positivo esempio di fattiva collaborazione tra istituzioni per la tutela del patrimonio archeologico sommerso».
Le anfore recuperate - queste ultime sono emerse a ridosso dell’isola di Pampagnola, in una zona mai esplorata prima sott’acqua - sono solo un tassello che aiuterà a capire e ricostruire quale, quando e perché un’ampia parte dell’antica Isola del sole finì sotto il mare. —
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