Animali come divi con le foto di Sbaraglia

Da non perdere. Il museo riallestito certamente, ma anche la mostra che fino a settembre vi è ospitata. Sono le foto di Simone Sbaraglia, fotografo naturalista che fa reportage (e mostre e libri) dai più sperduti e pure pericolosi angoli del mondo, fraternizzando con gru giapponesi di danzante eleganza, zebre che si riflettono nell’acqua dei laghi, alligatori, lemuri confidenti che guardano dritto nell’obiettivo, macachi molto “umani” che fanno il bagno, oranghi del Borneo e dell’Indonesia, scimmie del Madagascar, «terra che in un secolo ha perso il 90% del suo patrimonio forestale» ha spiegato ieri Sbaraglia, che in serata all’inaugurazione ha anche proiettato video e mostrato foto non esposte con tutte le curiosità di una “pacifica caccia” nelle foreste più impervie, dove gli animali non braccati alla fine fraternizzano, perfino (le scimmie) vanno incontro al fotografo.
Mostrare la bellezza della natura per convincere a non distruggerla è lo scopo della sua attività di globe-trotter, che mette a didascalia, purtroppo in troppi casi, quali specie siano a rischio di estinzione. La mostra che ha già itinerato in Italia proseguirà poi per Firenze e Bologna e infine diventerà un libro. Per il Museo di storia naturale che si è rinnovato anche nel logo, e che si annuncia con un nuovo titolo (“Science Bite, in preda alla scienza: i giganti del museo civico...”) è un ottimo inizio per legare, anche da qui in avanti, la museografia con l’attualità. (g. z.)
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