Appalto, l’imprenditore Gomez racconta la sua verità ai giudici

Victor Julio Araujo Gomez ha raccontato la sua verità al sostituto procuratore Ilaria Iozzi. A un primo interrogatorio di garanzia, davanti al giudice per le indagini preliminari Cesare Isidoro Colombo, l’indagato si era avvalso della facoltà di non parlare, ma aveva espresso, attraverso l’allora avvocato d’ufficio, l’intendimento di fare presto chiarezza. E due settimane dopo ha confermato questa volontà. Giovedì infatti, alla casa circondariale di Gorizia dove risulta ancora detenuto in custodia cautelare, il quarantenne imprenditore di origini venezuelane da anni residente a Fogliano Redipuglia, socio co-titolare de La Montaggi srl, arrestato il 14 maggio in cantiere a Panzano dai carabinieri del Nucleo investigativo di Gorizia per l’ipotesi di reato di estorsione, minaccia aggravata e sfruttamento del lavoro, ha iniziato a parlare. Un confronto con il magistrato che si è protratto dal mattino al pomeriggio. E condotto alla presenza (oltre naturalmente ai militari del comando provinciale) di un altro legale, l’avvocato Paolo Bevilacqua, che ora assiste Araujo Gomez in sostituzione di Stefano Podlipnik.
Sui contenuti della testimonianza vige il più stretto riserbo in questa fase. Da fonti inquirenti si apprende solo che nell’interrogatorio «l’indagato ha reso dichiarazioni che combaciano con quanto riscontrato nel corso delle indagini». Il quadro indiziario sembrerebbe «confermato», alla luce anche di quanto emerso da successivi colloqui a Panzano con gli ex dipendenti della srl, poi riassorbiti dalla Petrol lavori, operante nel medesimo settore (realizzazione di ponteggi), all’avvenuta radiazione della ditta dall’albo fornitori di Fincantieri. Da quanto già reso noto a maggio le indagini dell’operazione passata alla ribalta della cronaca come Cash and carry «l’indagato, in qualità di capo cantiere, sottoponeva gli operai a proibitive condizioni lavorative, con turni di lavoro superiori alle 10 ore giornaliere, retribuendoli solo parzialmente». E «minacciandoli inoltre di allontanarli dal posto di lavoro al fine di ottenere mensilmente, dai lavoratori, la restituzione dallo stipendio testé ricevuto di somme variabili da 200 a 400 euro». Risulterebbe anche l’omissione di alcuni infortuni, spacciati poi al Pronto soccorso come incidenti domestici dagli operai. Quanto alla formazione obbligatoria per legge i militari coordinati dal tenente colonnello Pasquale Starace «hanno appurato che i lavoratori durante le ore previste per il corso (su come realizzare in sicurezza i ponteggi, ndr), erano stati invece impiegati in cantiere nell’attività lavorativa». Non solo: il costo di 600 euro «veniva addebitato ai dipendenti mediante un’ulteriore illegale decurtazione della paga mensile».
Fin qui i carabinieri. Bevilacqua, avvocato di lungo corso, dà atto alla Procura di «aver condotto indagini meticolose e complete», ma nega le minacce, in quanto «i lavoratori godevano di permesso di soggiorno per motivi umanitari», dunque non così facilmente respingibili. Araujo Gomez, da quasi tre settimane in custodia cautelare, è apparso «consapevole» durante l’interrogatorio. Per lui, descritto come «un grande lavoratore» dal legale, che «solo da un anno era diventato imprenditore dopo aver per quasi vent’anni lavorato come dipendente, veste che ha mantenuto, nei termini di ragionamento, anche quando ha assunto diverso ruolo», il carcere è il momento della riflessione. Per capire cosa è successo negli ultimi mesi.
La Procura ha chiesto, dopo l’acquisizione delle dichiarazioni degli ex operai (in tutto una ventina) a Panzano l’incidente probatorio sulle testimonianze, per cristallizzarle. Si può ipotizzare che a fronte di un’autorizzazione del gip in tal senso il passo successivo, per l’avvocato Bevilacqua, sarà di chiedere un alleggerimento delle misure cautelari, commutandole in arresti domiciliari per l’assistito Araujo Gomez. Il timore di inquinamento probatorio non sussisterebbe più. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








