Arresti domiciliari per l’investitore di Davide

Marzio Sai aveva alle spalle altre quattro denunce per ubriachezza
di Claudio Ernè
Arresti domiciliari, con relativa uscita dal carcere, per Marzio Sai, 34 anni, il camionista che venerdì scorso aveva investito e ucciso con la sua «Chrysler cabriolet», Davide Bressan, dieci anni. Il ragazzino era stato travolto in via Costalunga nei pressi della casa dei nonni e secondo le indagini della Polizia municipale, il suo corpo è stato trascinato sull’asfalto dalla vettura del camionista per 35 metri.


Marzio Sai, nel primo pomeriggio di ieri, appena superata la porta del Coroneo, si è guardato attorno smarrito. Ha cercato con gli occhi nella sottostante strada qualche volto amico. Ha visto la moglie, l’ha abbracciata e con lei è rientrato nella sua abitazione di via di Servola 114. Ora questo sarà il suo carcere, la sua cella privata.


Il giudice Enzo Truncellito, al termine dell’udienza di convalida, gli ha infatti concesso gli arresti domiciliari, accogliendo in parte le richieste dei difensori, gli avvocati Carmelo Tonon e Antonio Regazzo. Anche il pm Cristina Bacer si era espressa per questa soluzione in attesa che le indagini e le perizie tecniche chiariscano ogni dettaglio dell’investimento mortale.


Sulla decisione del magistrato di non concedere la libertà all’indagato hanno pesato in modo significativo le quattro condanne per guida in stato di ebbrezza riportate da Marzio Sai. L’ultima della corposa serie risale al 21 luglio scorso e non è ancora passata in giudicato. Viene da chiedersi come mai la patente di guida non gli fosse già stata revocata definitivamente dalla Prefettura. Non solo il camionista ora ha ucciso un bambino ma ha anche messo in guai seri la propria famiglia e se stesso. Una revoca tempestiva della patente avrebbe risparmiato una vita non ancora del tutto sbocciata e una serie infinita di dolori. Perché nessuno ha preso questo provvedimento? Perchè la situazione è stata così pesantemente sottovalutata dagli organi amministrativi? Una risposta sarebbe opportuna e dovuta, non solo ai genitori di Davide Bressan ma anche alla cittadinanza.


Il giudice Enzo Truncellito nell’ordinanza redatta ieri, sottolinea infatti che Marzio Sai «è una persona che fa frequentissimo abuso di bevande alcoliche e in queste pericolosissime condizioni con disinvoltura e senza alcuna remora, si mette alla guida di autoveicoli». Ma non basta. Il magistrato sostiene che l’indagato, «non resiste all’impulso di bere alcol, non ha freni inibitori e neppure ha tratto alcun insegnamento dalle plurime condanne riportate dal momento che continua a dimostrare di non voler mutare sistema di vita».


Parole chiarissime, scritte per sottolineare la necessità di tutelare la collettività dal rischio che si ripetano simili illeciti comportamenti.


Secondo il rapporto dei Vigili urbani Marzio Sai oltre ad essere ubriaco, ha imboccato via Costalunga ad alta velocità, senza rispettare il limite di 50 chilometri all’ora ma soprattutto senza tener conto delle condizioni e delle dimensioni anguste della carreggiata.


»Si può agevolmente ritenere che se l’indagato fosse stato sobrio e non avesse superato il limite di velocità consentita,, senz’altro avrebbe conservato il controllo della propria auto e avrebbe potuto compiere in condizioni di sicurezza tutte le manovre necessarie a evitare, se non l’impatto, quantomeno la morte del ragazzino».


Il giudice Enzo Truncellito riconosce comunque che Davide Bressan, rincorrendo il pallone finito in strada, ha agito con imprudenza. «Pur apparendo alquanto chiara, purtroppo, una corresponsabilità del bambino nel fatto in esame, essendo spuntato di corsa su via Costalunga, provenendo da una strada laterale, ciò nondimeno un concorso di colpa può sen’altro essere attribuito sin d’ora a Marzio Sai». Se fosse stato sobrio non avrenbbe spintola sua cabriolet oltre il limite di legge e anche la sua reazione psicofisica sarebbe stato più pronta e sollecita.

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