«Ateneo virtuoso, superate le contrapposizioni locali»

L’ateneo cittadino versa in una situazione «drammatica»? L’aggettivo, pesante, è di Rinaldo Rui, l’ex preside di Scienze che a pochi giorni dal voto per il nuovo rettore ha tracciato un bilancio a tinte scure del quasi-settennato di Francesco Peroni. Il calo dei docenti, il nuovo statuto, l’alleanza stretta con Udine piuttosto che con la Sissa... L’ormai ex rettore, ora assessore regionale alle Finanze, ribatte punto su punto, ribadendo l’orgoglio di avere consegnato a quello che sarà il suo successore un ateneo tornato «virtuoso».
Rui ha stigmatizzato il blocco del ricambio generazionale dei docenti dovuto al fatto che «per 3 anni su 7 l’ateneo è stato valutato non virtuoso».
Nel dicembre 2006, a due mesi dal mio insediamento, la spesa per il personale superava già la soglia del 90% in rapporto al finanziamento statale, con i conseguenti limiti alle assunzioni: non si dirà che questa penalizzazione è dipesa da politiche della mia amministrazione. La verità? Avevamo ereditato i frutti di politiche di reclutamento del personale del tutto disancorate da ogni criterio di sostenibilità.
Ma poi?
Quanto è successo ha aggravato ulteriormente il quadro, certo non per responsabilità della mia amministrazione. Si sa che i drastici tagli al finanziamento statale e l'inasprimento del blocco del turn over inferti dai provvedimenti Tremonti-Gelmini del 2008 vietarono del tutto il reclutamento di nuovo personale e sottoposero il bilancio degli atenei, tutti, a drammatici tagli.
La stagione della protesta pubblica: lei stesso andò tra i ragazzi in piazzale Europa...
Ma non ci limitammo a protestare: adottando misure di prepensionamento, dolorose ma necessarie, ponemmo le premesse per un rientro dell’ateneo tra quelli virtuosi e per una ripresa delle assunzioni. Senza quelle politiche non avremmo reclutato, tra il 2010 e il 2012, oltre 30 ricercatori, una ventina di professori e oltre 40 precari del personale tecnico-amministrativo. Mantenendo sempre il bilancio in pareggio, malgrado un taglio al finanziamento statale salito fino a 15 milioni annui.
Udine però ha mantenuto il numero di docenti del 2006, a fronte del brusco calo registrato a Trieste.
Certo, ma è una questione anagrafica: essendo la nostra università ben più antica di quella di Udine, con un organico formato nel tempo, era ed è inevitabile che i pensionamenti qui siano in percentuale molto più numerosi.
I conti in ordine. Un dovere per ogni ente pubblico, dice chi la critica.
Evidentemente sfugge a Rui che tra prescrizione di legge e risultato conforme passano la capacità e l’integrità di un amministratore pubblico: diversamente, come si spiega il panorama italiano costellato di bilanci in rosso? Bastasse una norma imperativa a rendere tutti capaci e virtuosi...
Lei avrebbe privilegiato l’asse con Udine rispetto a quello con la Sissa «per fini politici». Adesso «ancora più evidenti», rincara Rui.
Insinuazione semplicemente incommentabile. La mia amministrazione è stata la prima a superare vecchie contrapposizioni, locali e territoriali, in chiave di rete universitaria regionale: lo si è fatto per preservare e rafforzare la qualità e l'attrattività dell'offerta formativa in anni in cui, agendo diversamente, avremmo subito causa le politiche ministeriali danni ben maggiori.
Intanto l’accordo di programma siglato con Udine cita la Sissa solo in termini di adesione possibile e futura...
La logica delle alleanze ha riguardato indistintamente Udine e Sissa, con quest’ultima anzi la cooperazione preesisteva. Va detto che la gamma di discipline su cui intessere collaborazioni è più ampia con l’ateneo friulano, che è generalista, rispetto a quanto si possa fare con una realtà come la Sissa, che si occupa solo di alcune discipline e in più licenzia solo dottori di ricerca. O qualcuno pensa che saremmo riusciti a salvare i corsi di laurea di italianistica e antichistica alleandoci con la Sissa?
Veniamo al nuovo statuto.
Rui sembra identificare l'asserito "disastro" nella scomparsa del vecchio senato accademico e nel prolungamento in vita del precedente consiglio di amministrazione...
Scrive che lei si è «sbarazzato» del vecchio senato accademico, e ricorda che il cda non può essere rinnovato causa il ricorso al Tar proposto dal ministero: secondo il Miur infatti è il senato accademico che lo deve designare, per il nuovo statuto invece una quota va eletta dalla comunità universitaria...
Quanto al senato accademico, il passaggio è stato imposto dalla riforma Gelmini, a Trieste anzi con tempistiche più graduali che altrove. Il cda? La scelta contenuta nello statuto è stata ispirata a principi democratici e unanimemente condivisa dagli organi accademici che lo hanno adottato: una proposta, non una imposizione dal rettore. Ed è una soluzione normativa del tutto compatibile con la legge Gelmini: laddove il ministero ha impugnato norme statutarie analoghe, infatti, è sempre stato sconfessato dai giudici amministrativi.
Sorpreso dai toni di Rui?
Conoscevo da tempo le sue posizioni critiche.
Che ha rilanciato però a pochi giorni dal voto per il rettore, mentre si discute di continuità o rinnovamento... Cosa ne pensa?
Ho occupato una posizione ma ora sono un semplice elettore che andrà a votare il 30 maggio. Qualunque cosa dicessi interferirei con le indicazioni di voto. Il mio silenzio resta totale.
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