Attività e arredi senza vincoli: il Bar Cattaruzza al passo d’addio

Altra chiusura eccellente in città: l’alt temporaneo del 2017 per il restyling del palazzo Generali è diventato ora definitivo

TRIESTE Trieste si era appena risvegliata dall’incubo di perdere l’antica pasticceria Pirona, che ora si ritrova a dover dire addio a un altro locale storico. Il Bar Cattaruzza, infatti, aperto dall’omonima famiglia nel 1938 all’interno di palazzo Aedes – il “grattacielo rosso” di piazza Duca degli Abruzzi realizzato su progetto firmato da Arduino Berlam ma disegnato da Carlo Polli –, non riaprirà. Così è stato deciso da Assicurazioni Generali, proprietaria dell’intero prestigioso immobile.

Nell’ottobre del 2017, quando era stato chiuso per i lavori di risanamento conservativo che stanno ancora oggi coinvolgendo l’intero palazzo, era stato assicurato si sarebbe trattato di una sospensione temporanea dell’attività, di circa otto mesi. Ma così non è stato. E oggi, Generali, precisando che «il locale non è vincolato dal Mibac quale bene di valore artistico o culturale, secondo il codice dei beni culturali, e gli arredi non sono soggetti a vincolo storico», conferma che «il Bar Cattaruzza non verrà riaperto». Una scelta che può far discutere, ma che Generali ha facoltà di assumere proprio in assenza di vincoli. Gli arredi, però, sono stati conservati.

Entrando in quell’esercizio pubblico insignito della “targa oro” dei locali storici, la più preziosa, quella attraverso la quale la Regione Fvg riconosce un più alto valore dettato anche dalla conservazione degli arredi di un tempo, un avventore restava subito rapito dai tratti decò, dalle vetrate colorate, dalla volta stellata di mosaici specchiati, dal bancone merlato di rame, dalla boiserie in ebano e dalle piastrelle decorate. Oggi quel foro commerciale non conserva più nulla di tale bellezza, è già stato tutto smantellato: quantomeno in quel contesto, quegli arredi non li ammireremo più.

Così, dopo aver perso lo storico caffè Tergesteo e aver scampato il rischio di poter perdere anche Pirona – salvata poi in extremis anche a fronte di un vincolo postumo della Soprintendenza – un’altra notizia attinente al settore scuote l’anima di chi vede in quei locali un pezzo della storia di questa città. E anche stavolta, come confermato dal gruppo del Leone, su quegli spazi e su quegli arredi non era stato posto alcun vincolo. Un’anomalia che sorprende, e che espone gioielli cittadini a un’elevata vulnerabilità. Basti pensare che, a oggi, anche realtà come la pasticceria Bomboniera o la drogheria Toso non godono di vincoli. Un domani, i loro arredi potrebbero venir smantellati e i fori commerciali destinati a tutt’altra attività.

All’Antico Caffè Torinese, che quest’anno compie un secolo di vita, l’iter per il vincolo ad arredi e attività è stato avviato dopo che gli attuali gestori hanno stimolato la Soprintendenza. In teoria, anche quel caffè storico avrebbe potuto correre il pericolo di sparire. Sta alla sensibilità dei proprietari, dei gestori, conservare questi patrimoni, con i loro investimenti e la loro buona volontà.

Nel 2017, dopo quella che doveva essere una chiusura temporanea, alcuni cittadini che passando in quella zona avevano notato gli operai intenti a smontare le vetrate e il bancone, avevano già lanciato un grido d’allarme. Ma Generali, allora, forniva rassicurazioni sulla riapertura, anche alla società che fino a quel momento gestiva l’esercizio. E alla quale, a fronte di mancati guadagni, era stato stabilito di versare una sorta di indennizzo. Dopo alcune proroghe, lo scorso dicembre quella “compensazione” è stata sospesa. In merito, Generali preferisce non commentare, dichiarando che «le parti stanno definendo l’accordo».

Fino ad oggi, però, la notizia della chiusura definitiva di quel locale storico non era circolata. La città pensava che quelle serrande abbassate fossero determinate da un protrarsi dei lavori. Invece, nel corso di un incontro tra Generali e le organizzazioni sindacali volto a far luce proprio sullo stato dei lavori, l’azienda ha confermato che «il Bar Cattaruzza non verrà riaperto», come riferiscono le Rsa Nancy Maggio (Uilca) e Daniela Cernaz (Cgil). «Un progetto ambizioso per quel palazzo è stato modificato nel tempo – constatata Maggio – e dispiace che a farne le spese sia anche un locale storico, punto di riferimento per i dipendenti, la cittadinanza e i turisti». —


 

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