Autolesionismo e test sul virus il surplus di lavoro in ospedale
L’ultimo episodio di autolesionismo si è verificato domenica. «Ma – assicura un sanitario del 118 che chiede comprensibilmente l’anonimato – atti come questi sono all’ordine del giorno. E poi le intossicazioni e i test anti-Covid: è come se i centri immigrati di Gradisca fossero una città nella città». Tagli sulle braccia e sul corpo. Oppure l’ingerimento di sapone liquido, di accendini, di lamette debitamente avvolta nello scotch per non causare danni peggiori allo stomaco. Chi conosce la storia degli ex Cie e Cpt, “predecessori” dell’odierno Cpr, sa bene che si tratta di tecniche piuttosto rodate, per quanto pericolosissime. L’obiettivo è quello di ottenere il ricovero in ospedale, ove una volta ricevute le cure le possibilità di darsi alla fuga sono maggiori che rinchiusi fra le quattro mura del centro.
Pur accompagnati e piantonati al pronto soccorso, i migranti – che non sono in stato di arresto ma solo di “fermo amministrativo” – non sono ammanettati. La loro – in caso di riuscita – non è “evasione”, ma allontanamento volontario. Certo è che lo stesso sistema sanitario locale è messo notevolmente sotto pressione dall’ “ingombrante” presenza del gigante dai piedi d’argilla: il Cpr per l’appunto. Argomento che Asugi non affronta volentieri («Non siamo autorizzati a rilasciare dichiarazioni», taglia corto il direttore sanitario Adele Maggiore). Non bastassero i pressoché quotidiani episodi di autolesionismo o le intossicazioni da fumo per gli incendi appiccati, ci sono le fragilità degli “ospiti” dell’ex Polonio: non pochi con una storia psichiatrica difficile o problemi di dipendenze. Fragilità che certo un luogo così totalizzante – e con una gestione low cost per volontà dello stesso Stato centrale – non può certo sanare. E così accade inevitabilmente che la rabbia per un medicinale negato, un telefonino requisito o peggio ancora l’imminente rimpatrio esplodano incontrollabili.
Questo lo sfondo su cui sono avvenute tante rivolte od episodi di violenza (uno dei più recenti l’arresto di un nordafricano per il cazzotto in pieno volto a un carabiniere che ne aveva scortato l’ambulanza diretta al pronto soccorso) ma anche le tragiche morti ancora senza motivazioni ufficiali di Vakhtang Enukidze o Orgest Turia, il cittadino albanese trovato privo di vita nella propria cella per un presunto abuso di farmaci, mentre un compagno di stanza marocchino è stato salvato per appena pochi istanti. Il tutto in piena emergenza-Covid: 7 i casi accertati dall’inizio dell’epidemia. E altro ulteriore impatto sull’Azienda sanitaria, che deve garantire con celerità decine di tamponi a ogni nuovo ingresso non solo al Cpr, ma anche al vicino Cara e al “campo per le quarantene”. E altrettanto deve fare in uscita, come per i 13 tunisini rimpatriati ieri mattina. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








