Bambini stranieri distribuiti in tutti gli asili della zona: la rivolta dei sindaci

Circolare della Regione fa scattare l’allarme. A rischio i posti assicurati ai figli delle famiglie residenti nei vari comuni
Bonaventura Monfalcone-19.01.2012 Scuola materna-Via Roma-Monfalconei-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-19.01.2012 Scuola materna-Via Roma-Monfalconei-foto di Katia Bonaventura



Scuola dell’infanzia ancora terreno di battaglia. Pietra dello scandalo, un anno fa, era stato il tetto delle presenze straniere esteso agli asili. Dodici mesi dopo, politicamente parlando, non pare si sia mossa foglia. Il dibattito è ancora cristallizzato a quel punto lì.

Con Monfalcone a chiedere una ripartizione sul comprensorio bisiaco dei bambini in esubero per distribuire le presenze non italofone sempre più consistenti e schiaccianti nei vari plessi del circondario e Staranzano – primo dei Comuni contro – a voler mettere i puntini sulle “i”, a chiedere che «le municipalità siano tutte sulle stesso piano», non subalterne al comune maggiore, e soprattutto «a domandare che le iscrizioni seguano la logica delle esigenze delle famiglie, non le quote calcolate dai sindaci», come sottolineato con l’evidenziatore fluo dall’assessore all’Istruzione Serena Francovig.

A essere mutato, da un anno all’altro, è però il contesto. La Regione ha messo tutti gli enti attorno a un tavolo e il prefetto coordina i lavori. Il confronto, dalle parti, viene apprezzato, come la regia.

Ma innegabilmente la prima bozza – tecnicamente “schema di protocollo d’intesa” circoscritto alle scuole dell’infanzia – giunto via pec nei giorni scorsi ai vari enti e spedita dall’Ufficio istruzione retto dall’assessore regionale Alessia Rosolen, ha già creato le prime fibrillazioni.

A Staranzano, con in testa il Pd, è battaglia su un comma della proposta, il 6, contenuto nell’articolo 4, che recita: «Al fine di una equilibrata presenza di diverse etnie nella sezione o nel plesso scolastico, con particolare riguardo agli alunni non italofoni o con ridotta conoscenza della lingua italiana, si indica l’obiettivo della “equilibrata sezione interculturale” con la presenza di un congruo numero di alunni di diversa origine culturale e linguistica, nei limiti della circolare Miur 2 del 2010 (la cosiddetta “circolare Gelmini” sul tetto del 30%, ndr), nonché dell’articolo 45 del Dpr 394 del 1999 e tenuto conto della delibera di giunta regionale n. 2378 del 14 dicembre 2018».

Il testo precisa al comma precedente, il 5, che «Le domande di iscrizione degli alunni con preferenza espressa per il bacino di utenza delle singole scuole saranno prioritariamente accolte nelle scuole di riferimento al momento dell’iscrizione a condizione che venga rispettato l’obiettivo di cui al successivo punto 6 (quello testé riportato, ndr) del presente Protocollo». «Cosa significa questo – chiede il Pd staranzanese –? Significa che se i cittadini vogliono iscrivere i propri figli nelle scuole materne del nostro Comune, nella cittadella scolastica che è uno dei fiori all’occhiello del nostro paese, non sono liberi di farlo. O meglio: possono farlo, ma senza alcuna garanzia: potrebbero poi ritrovarsi a portare i figli a scuola a Ronchi, Grado, Monfalcone». E ancora, ma qui l’affondo è tutto da campagna elettorale, visto che le urne per le amministrative incombono: «È per questo che il candidato monfalconese del centrodestra parla di incrementare gli spazi nelle scuole di Staranzano? Per accontentare le pretese di chi a Monfalcone tutto vuole e tutto pensa di poter fare? ».

Più pacato invece il commento da Ronchi, con l’assessore alla Cultura Mauro Benvenuto: «Le premesse del documento, cioè assicurare a tutti i bambini del Monfalconese la frequenza alla scuola dell’infanzia e promuovere l’accoglienza e integrazione degli alunni di origine migratoria sono certamente condivisibili». «E l’accoglienza – rimarca – non è un problema a Ronchi, visto che già abbiamo bambini di diverse etnie. Ma le cose vanno fatte in modo chiaro e alcuni punti, pur trattandosi solo di una bozza, vanno assolutamente approfonditi. Perché la gestazione di quella che è una criticità non deve creare problemi neppure alle famiglie di bimbi italofoni e comunque nelle iscrizioni all’asilo il punto focale è rappresentato dai bisogni ed esigenze della famiglia».

Non è mistero che il documento nasce per risolvere un problema (riconosciuto) di Monfalcone. Turriaco è della partita. Ma gli altri municipi leveranno le castagne dal fuoco? —



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