Bankitalia: frena l’economia Fvg Gelo sull’industria giù la produzione

TRIESTE Crescita sì ma in netto calo. É uno scenario in forte rallentamento quello dell’economia del Friuli Venezia Giulia secondo il rapporto presentato ieri nella sede di Trieste della Banca d’Italia. La frenata si è concentrata soprattutto nella seconda metà del 2018, sia sul fronte della domanda interna sia di quella estera. A segnare il passo in maniera evidente è stata la crescita della produzione industriale, che si è assestata allo 0,4 per cento (era lo 0,8 nel 2017). Un dimezzamento. In calo anche i fatturati delle aziende regionali scesi dal 2,3 al 2,1%.
Scenario confermato anche dal fatto che l'utilizzo degli impianti produttivi è rimasto poco sopra l'80 per cento. «Tutti i comparti, incluse le costruzioni – ha precisato il direttore della sede di Trieste dell’istituto, Luigi Bettoni – hanno fornito un contributo alla crescita, ma la linea di tendenza è chiaramente rivolta verso il basso».
Entrando nel dettaglio del comparto industriale regionale, il rapporto fornito dalla Banca d’Italia di Trieste evidenzia anche un fatturato che, al netto della cantieristica “da sempre un settore di punta – ha ricordato Bettoni – anche grazie al suo robusto indotto e che può guardare con ottimismo al futuro, in quanto gli ordinativi esteri continuano a garantire il pieno della capacità produttiva”, ha ridotto la sua espansione, attestata poco al di sopra del 2 per cento. Anche le esportazioni hanno fatto registrare una netta decelerazione, in particolare la siderurgia, pur nel contesto di una sostanziale crescita (+5,9 per cento). Solo Trieste sorride se si guarda all’attività del porto, dove la movimentazione delle merci è ulteriormente salita in particolare nel settore dei container. In espansione anche il turismo (+ 3,6 per cento).
Notizie in qualche modo confortanti sono arrivate invece dal mercato del lavoro, come emerge dall’analisi di Achille Puggioni, nel quale si è assistito a un leggero miglioramento, per il quarto anno consecutivo, portandosi al livello più elevato dell’ultimo decennio e coinvolgendo per la prima volta dopo molti anni anche l’edilizia. Il saldo fra assunzioni e cessazioni è rimasto positivo «grazie soprattutto – ha sottolineato Bettoni – al contributo di quelle a tempo indeterminato». Il tasso di disoccupazione si è stabilizzato a quota 6,7 per cento ed è sceso ulteriormente il ricorso agli ammortizzatori sociali.In flessione i prestiti bancari erogati all’economia regionale che, come emerge dalle slide del responsabile della Divisione ricerca economica Andrea Furgeri, sono calati nel primo semestre, recuperando soltanto nell’ultima parte dell’anno. Alla fine del 2018 l'aumento è molto risicato: +1,8%.
Nell’universo delle famiglie, va preso atto di una moderata risalita del reddito disponibile (si parla comunque di decimali: 0,6 per cento), dopo la contrazione dell’anno precedente.
In decelerazione invece i consumi. Un elemento di notevole significato riguarda poi l’atteggiamento delle famiglie per quanto concerne il risparmio: nell’ultimo anno, ci sono stati un aumento dei depositi bancari e una flessione della propensione al risparmio gestito (titoli depositati e quote di fondi comuni).
Infine un dato anch’esso importante: nel 2018 la spesa primaria degli enti locali del Friuli Venezia Giulia è sensibilmente salita (8,5 per cento). —
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