Biossido d’azoto, Trieste la città più inquinata

Presentato dall’Ass lo studio condotto in 25 località: sotto accusa traffico, navi e impianti di riscaldamento
Silvano Trieste 08/04/2014 Direzione Sanitaria, presentazione studio EpiAir 2
Silvano Trieste 08/04/2014 Direzione Sanitaria, presentazione studio EpiAir 2

Il traffico, le emissioni delle navi in porto, i fumi prodotti dagli impianti di riscaldamento delle abitazioni. Queste le principali cause dell'inquinamento atmosferico a Trieste relativamente a polveri sottili, biossido di azoto e ozono. Lo rivela lo studio "Epiair 2", presentato dall'Azienda per i servizi sanitari, che riassume le rilevazioni effettuate nel quinquennio 2006-2010 in 25 città italiane fra cui Trieste. Nella nostra città si registra il primato dell’inquinamento da biossido di azoto; una situazione in media con gli altri centri sottoposti a indagine quanto all’ozono; e una buona qualità dell'aria se si parla solo delle polveri sottili, le pm10. Il biossido di azoto è in calo nelle altre città, mentre a Trieste rimane costante.

Le 25 città esaminate - ha spiegato Riccardo Tominz, del Dipartimento di prevenzione dell'Ass1 - «rappresentano l'intero Paese, perché si è andati dal Nord al Sud con particolare concentrazione di controlli nella pianura Padana, dove le condizioni atmosferiche favoriscono più di altrove l'inquinamento». Passando a Trieste, Tominz ha detto che «le tabelle individuano nel traffico veicolare con le emissioni di gas di scarico prodotte da un parco auto più vecchio della media nazionale, nelle emissioni generate dalle navi che in porto devono tenere i motori accesi durante le operazioni di carico e scarico, e nei fumi causati dalla prolungata apertura degli impianti di riscaldamento le principali cause di biossido di azoto e polveri sottili».

Quanto al traffico privato, Tominz ha evidenziato che «per densità di auto in relazione alla popolazione residente siamo sotto la media nazionale, ma ne siamo al di sopra per anzianità del parco auto. Il 37,6% delle vetture che transitano nelle strade di Trieste sono euro 2 o ancor meno». Molto migliore invece il dato dei mezzi pubblici: l'86,3% di quelli in circolazione sono Euro 3. Riferendosi alle industrie e specialmente alla Ferriera, Tominz ha rilevato che «questo studio tiene conto dell'intero territorio urbano, perciò nella media l'inquinamento di un'area come Servola diventa poco influente sui dati che riguardano tutta la città. Se per assurdo non avessimo una zona industriale, avremmo comunque una forte presenza di biossido di azoto e una comunque significativa incidenza delle polveri sottili».

Valentino Patussi, direttore del Dipartimento di prevenzione dell'Ass1, ha affermato che «qualsiasi attività di prevenzione si vorrà intraprendere si dovrà basare sulla conoscenza dei dati». Quanto ai decessi per causa naturale che possono essere attribuiti al pm10, lo studio evidenzia che a Trieste le polveri sottili li fanno aumentare dello 0,18%: abbiamo cioè 4,8 morti in più all'anno per questo motivo. Scarse infine le aree pedonali: media nazionale di 0,6 metri quadrati per abitante, a Trieste si scende a 0,3.

Ugo Salvini

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