Blitz della polizia a Villa Cosulich, la dimora abbandonata da anni al centro di un traffico criminale
Perquisizione della Mobile lunedì 14 settembre all’alba: da tempo c’è un andirivieni sospetto

Blitz della Squadra mobile nella mattina di lunedì 14 settembre all’interno di Villa Cosulich.
I poliziotti in borghese hanno ispezionato l’edificio, che da tempo sarebbe il perno di un andirivieni sospetto, soprattutto nelle ore serali e notturne. Covo di un traffico illecito. Non si tratta di droga stavolta, stando alle poche, frammentarie indiscrezioni trapelate. Bensì di altre categorie merceologiche, attraverso le quali fare affari loschi al riparo da occhi indiscreti.
Nei giorni precedenti sarebbero state perquisite alcune persone che gravitavano nella zona. Sul caso, per ora, vige il massimo riserbo da parte degli ambienti investigativi per non rischiare di inficiare lo sviluppo dell’inchiesta, diretta dalla Procura.
Da gioiello architettonico a sospetto covo, nascondiglio o deposito nelle mani di malviventi. Sembra essere questa, dunque, la desolante parabola di una delle dimore aristocratiche di maggior pregio, ora di proprietà del Comune e da anni ostaggio della rovina.
L'operazione della Mobile
L’irruzione nell’edificio abbandonato che sorge lungo strada del Friuli è scattata all’alba. Sul posto sono intervenuti in ausilio anche i Vigili del fuoco e la Polizia locale. C’era, infatti, la necessità di rompere alcuni lucchetti per poter accedere alla dimora fatiscente, da anni interdetta al pubblico.
Gli investigatori hanno perlustrato le stanze, a caccia di elementi utili alle indagini. Non è dato sapere, al momento, se siano scattati sequestri. Quel che è certo è che al termine del blitz gli accessi alla villa sono stati richiusi, così da scongiurare possibili incursioni e usi impropri degli spazi.
L’abbandono di Villa Cosulich
Se il parco da un ettaro, negli anni, è stato oggetto di svariate riqualificazioni (da ultimo il campetto da basket finanziato da un privato), l’immobile rimane tuttora prigioniero delle transenne.
L’intero complesso era un tempo una magione di campagna dei baroni de Burlo, poi acquistata nell’Ottocento dal mercante Demetrio Carciotti e rivenduta, a fine secolo, alla famiglia dei Rutherford, dinastia di commercianti originari della Scozia. Nel primo dopoguerra, la villa fu acquisita come sede di rappresentanza e luogo di ritiro dall’armatore lussignano Antonio Cosulich. Oggi il parco mantiene apparenze dignitose, mentre la villa è abbandonata a sé stessa. Un tempio laico sepolto nel verde.
Dopo la sua donazione, nel 1980, all’Istituto Burlo Garofalo e poi al Comune di Trieste, sono state inseguite diverse ipotesi su possibili utilizzi. Tra le tante ricordiamo l’idea del 1990 di trasformarla nella sede del Segretariato delle Camere di commercio dell’Unione europea. Nel 2018 c’era stato il tentativo di inserire la villa tra i beni da alienare. Ma era stato osservato come il ministero della Cultura avesse stanziato un milione proprio per il suo recupero, mai attuato. Ora sulla dimora si allunga l’ombra inquietante della malavita.
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