Bronzi: nessuna certezza sulla Fiera in Porto Vecchio
Il segretario dell’Authority Conticelli conferma: a oggi non esiste un’area dedicata
La Fiera di Trieste rimane esclusa dalla ripartizione di 13 milioni e mezzo di euro con cui la Regione beneficierà in quindici anni, attraverso le rispettive Camere di commercio, le Fiere di Udine-Gorizia e Pordenone: contributi finalizzati ad aspetti «infrastrutturali di interesse pubblico, relativamente al miglioramento degli spazi espositivi». Alla spa di Montebello invece neanche un soldo per «ridare dignità» - rimarca il presidente Fulvio Bronzi - a quegli spazi.
Ma se l’assessore regionale Enrico Bertossi ha detto al presidente camerale Antonio Paoletti (come Paoletti stesso ha riferito) che Trieste riceverà finanziamenti adeguati quando sarà stata presa una decisione sulla nuova sede della Fiera, allora ci sarà parecchio da attendere. Perché del trasferimento da Montebello si parla da anni e di siti ne sono stati citati parecchi, dal terrapieno di Barcola alle Noghere. L’attenzione si è infine concentrata su Porto Vecchio. Ma anche su questo sito - dichiara Bronzi - «non c’è mai chiarezza». Tanto che, come in un gioco dell’oca, la Fiera punta per ora a rimettere in ordine la vecchia sede. Quella di partenza, appunto.
In Porto Vecchio la variante al piano regolatore generale del Comune prevede un’area «Zp3» - subito dopo il molo 0 in direzione Barcola - definita «nuova zona fieristica della città». Ma «a me risulta che nessun iter sia partito, l’illusione che si potesse fare qualcosa lì è tramontata», dice Bronzi. Dall’Autorità portuale, il segretario generale Martino Conticelli conferma: il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha limitato l’ampliamento della linea di costa previsto, si dovrebbe avviare una procedura di valutazione di impatto ambientale. «Al momento - dichiara Conticelli - non esiste una zona specificamente destinata alla Fiera». Tutta da discutere anche la compatibilità di un insediamento fieristico non strettamente legato alla nautica nell’ambito delle attività portuali dell’antico scalo. Per risolvere il caso ci vorrà parecchio tempo, visti i necessari passaggi burocratici.
Ma l’assessore comunale Paolo Rovis non si dà per vinto: «Su Porto Vecchio siamo tutti d’accordo, troviamo insieme e presto una soluzione. Ci sono settanta ettari lì...». Ma Bronzi, per l’immediato almeno, si prepara a lanciare «proposte» alternative ai soci principali di Fiera spa, cioè Comune Provincia ed ente camerale: «Ho fatto sopralluoghi a Muggia, Aquilinia... Riferirò quel che c’è». Nel frattempo, «la dignità della sede attuale va mantenuta: su questo chiamo in causa le scelte della Regione» (Bertossi neanche ieri ha voluto rilasciare dichiarazioni, ndr). Perché avere spazi via via più malandati, aggiunge Bronzi, comporta un offrire sempre minore qualità. Innescando un circolo perverso in una spa in già difficili condizioni finanziarie.
Grazie alla vendita del Palazzo delle nazioni «il passivo di esercizio, che di solito era sui 6-700mila euro, stavolta non ci sarà», annuncia Bronzi. Quanto alla sede, dei lavori potranno essere fatti grazie a un milione che dovrebbe arrivare proprio dalla Regione: una cifra che da sei anni era riservata alla Fiera, ma che questa non si era mai premurata di chiedere fino a un mese fa.
L’analisi di Bronzi è semplice: «Da una parte (la Regione, ndr) c’è la volontà di penalizzarci, dall’altra - è vero - Trieste non ha ancora deciso» sulla sorte della Fiera. Ed è questa la risposta al presidente regionale dell’Udc Roberto Sasco, che dopo avere «deplorato il comportamento della Regione» annota come questa «abbia gioco facile guardando allo scollamento totale che a Trieste si registra su tutte le scelte importanti, a fronte di una Udine sempre compattissima nelle richieste. Manca, anche nella maggioranza di centrodestra, una condivisione delle strategie sullo sviluppo della città, a partire dal Porto: i triestini se la stanno cercando», chiude Sasco.
«Sulla Fiera c’è unitarietà di intenti», replica Rovis. E intanto una «condivisione» delle lamentele di Bronzi (e di Rovis e Paoletti) sull’esclusione della Fiera dai contributi regionali giunge dal vicepresidente della Provincia Walter Godina, il quale si dice però «certo che a fronte di una proposta di rilancio convinto del sistema fieristico, la Regione non potrà fare orecchie da mercante». Godina lancia una proposta: «Un accordo fra i tre soci di maggioranza della Fiera per farne il braccio operativo unico di tutte le manifestazioni in provincia, visto che vediamo spesso i gazebo sparsi in città». «Il problema - ribatte Rovis - non sono le manifestazioni organizzate da associazioni o categorie, ma la specializzazione sugli eventi di alto livello cui la Fiera deve puntare». Alcune linee, da «Triestespresso Expo» a «Olio capitale», ci sono già. «Ma oltre al contenuto è importante anche il contenitore», chiude Bronzi: «Affermare il contrario è un’ipocrisia».
p.b.
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