Bruxelles sprona Belgrado: «Avanti con le riforme»

Stefano Giantin
epa09161928 EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy Josep Borrell (R) and Serbian President Aleksandar Vucic at a press conference after their meeting in Brussels, Belgium, 26 April 2021. EPA/Virginia Mayo / POOL
epa09161928 EU High Representative for Foreign Affairs and Security Policy Josep Borrell (R) and Serbian President Aleksandar Vucic at a press conference after their meeting in Brussels, Belgium, 26 April 2021. EPA/Virginia Mayo / POOL

/ BELGRADO

Semaforo verde da parte di Bruxelles a importanti progetti infrastrutturali, che potrebbero cambiare la faccia del Paese. Ma anche bacchettate per i troppi problemi irrisolti e i ritardi su riforme, stato di diritto, dialogo con Pristina. È iniziata così, tra alcune luci e molte ombre, la visita del presidente serbo Aleksandar Vučić a Bruxelles, voluta dall’Ue in particolare per rilanciare i negoziati per la normalizzazione dei rapporti con il Kosovo.

Ma non c’è solo il dialogo, sul tavolo delle priorità Ue. Lo ha confermato ieri Vučić, a margine di un incontro con l'Alto rappresentante Ue per la politica estera, Josep Borrell, annunciando che la Ue sosterrà la costruzione della ferrovia veloce fa Belgrado e la città meridionale serba di Nis. È un’opera fondamentale, dal punto di vista economico e geopolitico. La linea ferroviaria è parte di quel corridoio che da Atene, Salonicco, Skopje raggiunge Budapest via Belgrado, strada maestra in particolare per trasportare merci “made in Pechino” dal Pireo, controllato dai cinesi, al cuore della Mitteleuropa. Alla tratta Budapest-Belgrado si lavora già, con i prestiti di Pechino. In quella meridionale, invece, un ruolo essenziale lo dovrebbe giocare Bruxelles, con «almeno il 35% delle sovvenzioni dall'Ue», ma si parla anche del 50%, per realizzare un progetto «che cambierà il volto della Serbia», così Vučić. Progetto che rientrerebbe nell’agenda “verde” Ue e che garantirebbe a Belgrado «600-700 milioni di euro».

Quei fondi non saranno concessi però a scatola chiusa. Vučić ha riconosciuto che Belgrado sarà «obbligata a mantenere le promesse nel campo dello stato di diritto». Lo ha confermato lo stesso Borrell dopo l’incontro con Vučić. «L’Ue si aspetta che la Serbia attui l'agenda delle riforme richieste, in particolare nell'ambito di stato di diritto e libertà dei media», ha spiegato l’Alto rappresentante, aggiungendo che i negoziati d’adesione di Belgrado, oggi in quasi stallo, potranno riprendere slancio solo «con maggiori progressi nelle riforme». Anche il commissario per l'Allargamento, Oliver Varhelyi, ha parlato della necessità di «solido avanzamento» delle riforme. Meno tranchant la presidente, Ursula von der Leyen, che su Twitter ha affermato che Bruxelles vede «sviluppi positivi nell'ambito dello stato di diritto». Servono però passi avanti anche con Pristina. Questa settimana, «impegnativa» ha osservato il negoziatore Ue Lajcak, a Bruxelles è atteso anche il premier kosovaro Kurti, mediatrice l’Ue che spera di rilanciare i negoziati. Ma solo con approccio «costruttivo» da entrambe le parti, ha avvisato Vučić. —

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