Cabinovia di Trieste al Consiglio di Stato: il comitato No Ovovia cerca fondi
Il Comitato sta valutando le nuove azioni da intraprendere per fermare l’opera. «Non possiamo permetterci di ritirarci, la posizione deve essere consolidata»

«Non possiamo permetterci di ritirarci: dobbiamo, anzi, consolidare la nostra posizione». Ad azione, segue reazione e il Comitato No Ovovia studia le contromosse alla decisione dell’amministrazione comunale di impugnare le sentenze del Tar sulla cabinovia Trieste-Carso. Nel fare il punto aggiornato della situazione, l’architetto William Starc, portavoce del gruppo che si oppone al progetto dell’impianto a fune, ha quindi sottolineato: «La battaglia continua». Rimane però la questione dei costi. Se la spesa legale per i ricorsi al Tar è stata di circa 75 mila euro, per il Consiglio di Stato ne serviranno almeno 100. Per questo motivo, prossimamente, verrà avviata una raccolta fondi. Per il momento però si guarda al presente. «Il 2025 si è concluso con l’assegnazione al progetto del premio EcoVandalo e il 2026 si è aperto con la decisione della giunta Dipiazza di appellarsi al Consiglio di Stato», ha ricordato Starc in occasione del partecipato incontro dei No Ovovia organizzato al Circolo della Stampa.
Il Comitato attende di leggere i contenuti del ricorso. Solo quando avrà un quadro più chiaro della situazione deciderà le contromosse da adottare, ma, al di là delle cautele, leggendo tra le righe (e in maniera nemmeno troppo approfondita) è evidente che queste arriveranno. «La decisione di un’eventuale nostra azione - ha spiegato Starc -, deve essere suffragata da elementi acquisiti e valutati con gli avvocati. Solo a quel punto definiremo una nostra strategia. È chiaro che non possiamo permetterci di rimanere in silenzio e di non attivare iniziative».
Tra le cose ancora da capire, c’è la posizione che prenderà la Regione, se cioè la giunta Fedriga appellerà la sentenza relativa alla Vinca di secondo livello come il Comune ha fatto con la sentenza relativa alla Vas.
Si temporeggia, dunque, e Starc motiva l’attendismo del Comitato in questi termini: «Il Comune non ha impugnato solo le ultime due sentenze del settembre 2025, ha impugnato anche le sentenze del maggio 2024. Quindi aspettiamo di leggere gli atti, come abbiamo sempre fatto. Dobbiamo parlare su atti concreti».
Sui costi dell’azione legale al Consiglio di Stato sono stati fatti dei preventivi. Detto che una parte viene dalle associazioni ambientaliste nazionali che aderiscono al Comitato, vanno comunque reperite altre risorse per una cifra al momento stimata in «alcune decine di migliaia di euro». In febbraio il Comitato vuole organizzare delle iniziative nei quartieri per mostrare i cortometraggi presentati al Cinema Ariston e illustrare puntualmente ai cittadini la situazione, occasioni che serviranno appunto anche a raccogliere fondi per la causa al Consiglio di Stato.
Sullo sfondo rimane, in ogni caso, ancora il ricorso al Tar del Lazio, legato ai 48 milioni di euro dei fondi Pnrr, ormai persi e che il ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini ha comunque promesso al sindaco Dipiazza.
L’auspicio di tutti (pro e contro che siano) è che questo sia l’ultimo atto di una battaglia che diventerà oggetto di campagna elettorale. «Speriamo che il Consiglio di Stato metta la parola fine a una vicenda che non doveva nemmeno iniziare», ha concluso Starc. —
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