Cabinovia di Trieste, il Comune presenta ricorso al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar

La decisione presa oggi dalla giunta con voto unanime dei presenti dopo le sentenze del Tar che minavano gli atti fondamentali per l’iter dell’opera

(foto Massimo Silvano)
(foto Massimo Silvano)

La giunta comunale, con voto unanime dei presenti, ha deliberato di presentare ricorso in appello al Consiglio di Stato contro le sentenze del Tar Fvg in merito alla cabinovia di Trieste. Lo ha comunicato con una nota stampa lo stesso Comune nel primo pomeriggio di mercoledì.

Il Tar, ricordiamo, aveva accolto parte dei cinque ricorsi presentati dai residenti a rischio esproprio e dal cartello ambientalista nazionale Lipu-Wwf-Legambiente, ordinando l’annullamento delle procedure ambientali di Vinca di III livello e Vas, entrambe indispensabili per la realizzazione dell’impianto a fune.

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Cosa dicevano le sentenze del Tar

Il nodo cruciale riguarda le procedure ambientali, impugnate da due ricorsi presentati dalle associazioni ambientaliste e dai residenti sostenuti dal Comitato No Ovovia. I testi contestavano finanche le virgole di ogni atto firmato da Comune e Regione sin d’inizio dell’iter. Molti dei punti sono stati ritenuti inammissibili dal Tar, ma due, decisivi, sono stati accolti.

Il primo riguarda la Vinca (Valutazione di incidenza ambientale) di III livello, approvata dalla giunta regionale a giugno 2024 quale atto propedeutico alla realizzazione del tratto di risalita sul Bovedo. Un sito protetto Natura 2000, che richiede precise deroghe possibili solo in presenza di “motivi di imperante interesse pubblico” (ovvero benefici per la salute e la sicurezza), tali da giustificare l’impatto che avrebbe un’infrastruttura di tale portata.

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Tra i benefici addotti dal Comune c’era la riduzione del traffico e, quindi, di Co2 (anidride carbonica) che si avrebbe in presenza della cabinovia, ma al momento di chiudere la Vinca «la giunta regionale – così diceva la sentenza pubblicata lo scorso settembre – si è limitata ad affermare la sussistenza dei predetti motivi, che risultano però non idoneamente dimostrati».

Il Comune avrebbe fatto i conti in modo «generico» secondo il Tar: per l’ente, infatti, l’impianto garantirebbe una riduzione di Co2 pari all’8% in meno di quanto solitamente emesso dalle auto in ingresso alla città da Nord, mentre «avrebbe dovuto valutare i benefici nell’area vasta, coincidente con l’area metropolitana di Trieste».

Così il risultato scende all’1,3%. «Ne risulta – aveva rilevato il giudice – un quadro incerto, da cui non è dato evincere l’effettivo beneficio per la salute e l’ambiente, tale da giustificare il grave danno alla biodiversità». La Vinca di III livello, dunque, è stata annullata.

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La stessa sorte è toccata alla Vas (Valutazione ambientale strategica) licenziata in giunta comunale il 20 novembre 2024, ultimo degli atti richiesti dalla variante “Accesso Nord”. L’operato della giunta «non appare al collegio rispetto della normativa», la quale richiedeva alla stessa di esprimere un proprio “parere motivato” sulla base di tutte le valutazioni e i pareri pervenuti sino ad allora.

Di contro, la giunta comunale si sarebbe limitata ad approvare una relazione redatta dal Servizio Pianificazione territoriale del Comune, peraltro stilata servendosi degli stessi professionisti già incaricati di produrre il rapporto da valutare, ponendo una «sovrapposizione di ruoli che – riportava la sentenza – mette a repentaglio la necessaria imparzialità e neutralità di giudizio».

Anche la Vas è stata così annullata e con essa aveva perso di fondamenta la stessa variante urbanistica. I presupposti dell’iter della cabinovia sono in questo modo venuti meno.

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