Cadavere nel cantiere, la morte non era per la caduta

Olga Giacomello, l’ottantunenne di Turriaco che il 7 agosto 2010 era stata rinvenuta cadavere in un cantiere edile nell’area adibita a locali tecnici del San Polo, era morta a causa di un infarto collocabile tra le 48 e le 24 ore prima del ritrovamento. La donna, ricoverata nella Rsa, aveva lasciato il reparto il 2 agosto. Ma l’infarto che l’aveva colpita non era dovuto ad una caduta. In sostanza, l’evento non è da correlare al fatto che l’anziana fosse finita dentro quel cantiere edile.
È emerso, mercoledì al Tribunale di Gorizia, durante la nuova udienza davanti al giudice monocratico Marcello Coppari. L’avvocato Riccardo Cattarini, che rappresenta l’ingegner Debora Furlani, nominata all’epoca dall’Ass 2 responsabile del procedimento dell’opera in corso, ha posto una sola domanda diretta al consulente della Procura chiamato a testimoniare, dottor Giovanni Andrea Avanzi: «L’infarto occorso alla signora Giacomello era stato causato da una caduta?». Il perito ha risposto: «Non lo ritengo possibile».
A processo sono accusati di omicidio colposo oltre a Furlani, Ilario Tul, coordinatore della sicurezza del cantiere edile nominato dall’Ass 2, nonché i rappresentanti delle ditte di appalto Kristian Legovich, amministratore unico e responsabile tecnico della Carmet, subappaltatrice dei lavori tecnologici, ed Eugenio Fabbro, datore di lavoro della Styledile di Fabbro Eugenio, subappaltratrice per l’impiantistica. Quindi la Siram, che aveva assunto l’appalto dei lavori di riqualificazione dell’impianto tecnico.
È dunque da escludere che l’anziana fosse deceduta a seguito di una caduta chiarendo pertanto un aspetto importante sulla dinamica dei fatti e sul ruolo del cantiere. La collocazione della morte tra le 48 e le 24 ore dal ritrovamento fa ipotizzare che la donna, a fronte delle massicce ricerche che allora erano durante cinque giorni, potesse aver girovagato senza che nessuno la individuasse. Niente cibo e acqua. Una disidratazione, come è stato appurato durante la stessa autopsia, significativa ma per la quale il consulente non è stato in grado di stabilire un chiaro collegamento con l’infarto che l’aveva colpita.
In aula il pubblico ministero Mery Mete ha chiesto al teste se la donna potesse essere affetta da demenza senile. Il perito lo ha escluso, «non ne fa riferimento il medico di base», ha peraltro osservato. Ha confermato piuttosto che la signora Giacomello era «intollerante al chiuso» argomentando: «Era uscita dall’ospedale, pertanto ho motivo di crederlo». Il perito ha parlato inoltre di una donna «ipertesa». Nè avrebbe avuto un ruolo l’ematoma sottocorticale che l’anziana aveva subito a causa di un incidente stradale in bicicletta, il 18 giugno del 2010, quando era stata investita da un’auto. —
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