Calderoli sgancia una “bomba” sui senatori delle Regioni speciali

TRIESTE. «L’ufficio di consigliere regionale è incompatibile con quello di membro di una delle Camere», si legge all’articolo 15 dello statuto del Friuli Venezia Giulia. Un divieto, quello di essere contemporaneamente consiglieri e parlamentari, previsto anche negli statuti delle altro quattro Regioni speciali. Ad accorgersene Roberto Calderoli pronto a denunciare, ieri in aula, «l’ennesimo buco» della riforma costituzionale Renzi-Boschi. Secondo il vicepresidente leghista del Senato, Friuli Venezia Giulia, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Sicilia e Sardegna «non potrebbero eleggere alcun senatore per l’incompatibilità dei loro statuti salvo adeguarli con quattro passaggi parlamentari della legge costituzionale e il parere della Regione interessata».
Secca, in serata, la replica del capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato: «Una bufala. La legge costituzionale, che ha lo stesso rango dello statuto, ha modificato l’incompatibilità Fvg superandola con la previsione del nuovo Senato, che prevede appunto la presenza dei consiglieri regionali. Anche se si andasse a elezioni anticipate, non ci sarebbero problemi». In sostanza, assicura Rosato, l’articolo 15 della Carta regionale non impedirebbe l’elezione a Palazzo Madama degli eletti di piazza Oberdan e delle altre “speciali”. «L’incompatibilità prevista nel nostro statuto andrà prima o poi rimossa ma - chiarisce ulteriormente il deputato dem - si tratta di una questione estetica, di eleganza del testo, e non invece di un divieto. La legge costituzionale ha infatti superato quel dettato».
Calderoli la pensa in tutt’altra maniera. Parla di «allarme rosso per le Regioni a statuto speciale». Chiama a “testimoni” la senatrice Pd Anna Finocchiaro e il senatore Karl Zeller, presidente del Gruppo Per le autonomie al Senato, che nel dibattito di ieri «hanno confermato la necessità di leggi costituzionali ad hoc per poter modificare gli statuti e poter eleggere i senatori». Ma l’ex ministro va anche oltre: «Un adeguamento degli statuti farebbe venire meno la clausola di salvaguardia e a quel punto il previsto esproprio di tutte le funzioni per le Regioni ordinarie si estenderebbe anche a quelle speciali».
Quanto alla tesi di Rosato, Calderoli non cambia idea, anzi. «Le parole del capogruppo del Pd sono un sacrilegio - insiste il senatore del Carroccio -. All’articolo 116 della Costituzione si riconosce l’autonomia delle speciali, la si fonda sugli statuti e la si vincola all’intesa con lo Stato. Evidentemente Rosato vuole abrogare la specialità. Abbiano il coraggio, lui, Finocchiaro e Zeller, di riconoscere che rischiano di cancellare, con il loro voto in Parlamento e con il Sì al referendum, le autonomie speciali delle rispettive Regioni».
Il botta e risposta, nell’attesa che i costituzionalisti facciano definitiva chiarezza, si chiude con la ribadita certezza in casa Pd Fvg. «La scelta del Parlamento di un Senato composto anche dai consiglieri regionali è fatta ben conoscendo gli statuti compresi quelli delle Regioni speciali - prosegue Rosato -. In un principio di legislazione di carattere generale, la riforma supera un testo precedente e diventa dunque immediatamente applicabile. L’intesa, contrariamente a quando afferma Calderoli, non serve perché il tema non riguarda le competenze della Regione, ma la composizione del Senato. Finocchiaro ha sbagliato nel riferirsi alla necessità di modifiche statutarie? No. Finocchiaro è donna molto precisa. Il suo richiamo è una sottolineatura di stile».
A dar man forte anche Giovanni Bellarosa, già capo di gabinetto e segretario generale della Regione, che ha negoziato con Roma le norme di attuazione dello statuto e le sue modifiche: «Il problema centrale è che spetta al legislatore costituzionale stabilire l’elezione del Senato. A quel punto lo statuto regionale non conta più. Vi è certamente un’incongruenza, ma non possiamo discutere la composizione del Senato decisa dalla Costituzione, i cui principi sono riconosciuti all’articolo 1 dello statuto». Non manca un riferimento storico: «Quando si è modificato l’articolo 114, con la cancellazione del trattino tra Friuli e Venezia Giulia, non si è proceduto allo stesso modo con l’articolo 1 dello statuto, che quel trattino lo conserva ancora». Su posizioni opposte l’ex presidente del Senato Renato Schifani: «I rilievi mossi da Calderoli sono più che fondati e non possono essere liquidati con superficialità. Rischiamo di approvare una riforma costituzionale che presenta profili di incostituzionalità».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo









