Camionista ucciso, in due verso il processo

Chiuse le indagini sull’omicidio di Fernetti. Sotto accusa i colleghi che avevano dato l’allarme. Nessun riscontro su “Ignoto 1”
Nessun terzo uomo nell’omicidio di Fernetti avvenuto il 10 dicembre 2016, nessun “Ignoto 1” svelato dalle impronte scoperte dai Ris di Parma.


Per il pm Lucia Baldovin, il magistrato titolare delle indagini affidate ai carabinieri, i responsabili del delitto del camionista russo Roman Mazukin sono solo ed esclusivamente i due connazionali rinchiusi in carcere da quel giorno: Nicolaj Fedesov, 50 anni, e Pavel Semin, 40 anni. Lo scrive a chiare lettere il magistrato che nei giorni scorsi ha tecnicamente chiuso le indagini e ha notificato ai due indagati, e ai loro difensori - gli avvocati Marco Fazzini e Marta Silano -, l’avviso che concede loro venti giorni di tempo per chiedere di essere interrogati. Prima che il pm si appresti a chiedere il rinvio a giudizio.


Per entrambi l’accusa è di concorso in omicidio. Ma non viene indicato né il ruolo di ognuno dei due accusati nell’azione né tantomeno vengono contestate le aggravanti e, ancora, il movente all’origine dell’accoltellamento. Da rilevare che Roman Mazukin era stato ucciso con un’unica coltellata come aveva rilevato l’autopsia disposta nei giorni seguenti dal gip Giorgio Nicoli su richiesta del pm Baldovin ed eseguita dal medico legale Fulvio Costantinides. È emerso dalla corposa relazione che «il decesso del camionista Roman Mazukin deve attribuirsi a una ferita di coltello» che ha trapassato il cuore. Continua: «Si è trattato di un unico colpo inferto dall’alto verso il basso». Un elemento, questo, che risulta difficilmente compatibile con la ricostruzione dei carabinieri e in base alla quale erano stati arrestati, raggiunti da un’ordinanza di custodia cautelare, i presunti assassini: Nicolaj Fedosov e Pavel Semin. Per i quali ora appunto sono state chiuse le indagini. Infatti al momento non si capisce chi dei due abbia effettivamente vibrato il fendente. E chi e per quale ragione abbia in qualche modo, secondo l’accusa, collaborato con il primo. In effetti, per ora, ad accusare i due sono alcune macchie di sangue riconducibili alla vittima che i militari hanno trovato sui pantaloni di Nicolaj Fedosov e dentro la cabina di guida del Tir dell’altro camionista, Pavel Semin. Era stato proprio Fedosov a dare l’allarme sabato 10 dicembre attorno alle 18.15. Lui stesso aveva riferito (anche in un altro interrogatorio, sentito come persona informata dei fatti) di avere trovato in fin di vita il connazionale riverso sull’asfalto davanti alla cabina di un Tir. E di essersi precipitato in un ufficio dell’autoporto per chiedere aiuto. L’altro camionista in carcere, Pavel Semin, aveva spiegato le macchie di sangue trovate nella cabina del suo Tir con il fatto che Mazukin, sanguinante per le ferite all’addome dopo essere stato aggredito vicino al suo camion, era salito a bordo della cabina di Semin - che stava dormendo - per chiedergli aiuto. Ma era caduto a terra finendo a pochi metri dal luogo dove poi era stato ritrovato in fin di vita. Dagli accertamenti era anche emerso che pure Pavel Semin quella sera aveva dato l’allarme. Aveva riferito, come peraltro avrebbero accertato i carabinieri, di essere andato in un negozio interno dell’autoporto per chiedere aiuto dopo che Mazukin era caduto dalla cabina. Insomma, un vero e proprio ginepraio per gli investigatori. Ginepraio che ora, con la chiusura delle indagini preliminari, sarà sciolto presumibilmente nel corso dell’istruttoria processuale. Quando bisognerà anche capire a chi corrisponde il Dna di “Ignoto 1” individuato dai carabinieri del Ris di Parma sul coltello recuperato in un cassonetto e su un asciugamani che era appoggiato nelle vicinanze del cadavere. In particolare riguardo il coltello, seppur non siano state evidenziate impronte digitali, i carabinieri del Ris avevano individuato non solo le tracce biologiche di Pavel Semin e della vittima, ma anche quelle appunto di questa misteriosa persona.


©RIPRODUZIONE RISERVATA


Riproduzione riservata © Il Piccolo