Cane Nina e i presunti maltrattamenti, sei richieste di costituzione parte civile: udienza rinviata a ottobre

Tra gli enti che hanno chiesto di costituirsi figurano la Lega per la Difesa del Cane, la Lega Anti Vivisezione, Animalisti Italiani, Enpa e Leidaa. Assieme a loro Stefano Braidot, indicato come titolare del microchip dell’animale

Timothy Dissegna
Il cane Nina
Il cane Nina

È stata rinviata al 21 ottobre, alle 9, l’udienza davanti al Tribunale di Gorizia sul caso di Nina, la cagnolina al centro di una complessa vicenda giudiziaria. La decisione è arrivata dopo il deposito di sei richieste di costituzione di parte civile: cinque presentate da associazioni animaliste e una da Stefano Braidot, indicato come titolare del microchip dell’animale.

A chiedere il rinvio è stato l’avvocato Emanuele Russo, difensore della famiglia accusata di maltrattamenti nei confronti della cagnolina, per consentire di valutare le istanze presentate e invitando il giudice a non pronunciarsi nell’immediato sulla loro ammissibilità.

Tra gli enti che hanno chiesto di costituirsi figurano la Lega per la Difesa del Cane, la Lega Anti Vivisezione, Animalisti Italiani, Enpa e Leidaa. A rappresentarle i legali Michele Pezone e Alessandra Marchi.

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Un cane in una foto di archivio

Il pubblico ministero, Giulia Villani, ha evidenziato che, per la costituzione di parte civile degli enti, devono essere verificati alcuni presupposti, tra cui il riconoscimento delle finalità di tutela degli animali e il collegamento tra gli scopi statutari e i fatti contestati. Dubbi sono stati invece sollevati sulla posizione di Braidot: secondo la Procura, la sola titolarità del microchip non sarebbe sufficiente a dimostrare un interesse leso tale da giustificare una richiesta di risarcimento.

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Il corteo che ha attraversato Cormons in difesa delle sorti della cagnolina Nina foto Petrussi

La giudice, Giulia Francescon, vista la documentazione depositata e il numero delle richieste, si è riservata la decisione sulla loro ammissibilità, rinviando l’udienza al 21 ottobre.

Resta inoltre pendente davanti alla Corte d’appello l’istanza di ricusazione presentata dall’avvocato Russo. Secondo la difesa, la giudice si sarebbe già espresso nella fase delle indagini preliminari con la convalida del sequestro preventivo della cagnolina, elemento ritenuto incompatibile con la successiva trattazione del procedimento.

La vicenda ha avuto inizio nel 2024 quando Nina viene tolta a una famiglia di Cormons per presunti maltrattamenti. Inizia così un lungo percorso: prima l’affidamento a una coppia goriziana, che se ne prende cura, poi il trasferimento al canile di Gorizia su decisione del Tribunale. Nel frattempo il cane viene microchippato a nome degli affidatari. In seguito, dopo vari sequestri e dissequestri, Nina è stata restituita alla famiglia di Cormons, accusata di maltrattamenti.

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