Addio a Carlo Borlenghi, il grande fotografo che ha raccontato 30 anni di Barcolana: il ricordo di Trieste

Morto a 70 anni nella sua Bellano, sul lago di Como: da lì è partita una carriera che l’ha portato a seguire l’America’s Cup e Soldini. Forte il legame con Trieste

Laura Blasich
Carlo Borlenghi
Carlo Borlenghi

Carlo Borlenghi, il migliore fotografo di vela al mondo, capace di cogliere l’anima, tecnica e umana, della Barcolana nell’arco di tre decenni, è scomparso nelle prime ore di lunedì 3 agosto a 70 anni nella sua Bellano, affacciata sulle acque del lago di Como. Da lì era partita la sua carriera di fotografo, seguendo le regate.

La Barcolana piange Carlo Borlenghi, il più grande fotografo della vela
Carlo Borlenghi fotografato da Andrea Lasorte

Il profilo

Ancora giovane, grazie alla passione per il mare e alla collaborazione con la rivista Uomo Mare Vogue, inizia un ripetuto giro del mondo per seguire i più importanti eventi internazionali di nautica. A soli 27 anni, nel 1983, segue le imprese di Azzurra, la prima barca italiana a partecipare all’America’s Cup a Newport, negli Usa, diventando una presenza costante della manifestazione: fotografo ufficiale di Italia, Moro di Venezia, Alinghi, Luna Rossa, fino alla campagna del 2024. E poi dal 1994, dopo aver fondato nel 1989 l’agenzia fotografica Sea&See, ci sono le imbarcazioni, le avventure, i giri del mondo di Giovanni Soldini. C’è, però, anche il legame, stretto, con Trieste, che ora lo ricorda e lo piange.

Il legame

«Amava Trieste e la sua luce: diceva sempre di come sia l’unica città del Nord sul Mediterraneo», ricorda Mitja Gialuz, presidente della Società velica di Barcola e Grignano che anche quest’anno lo aspettava a ottobre per la Barcolana numero 58: «La notizia della morte ci ha lasciati sgomenti e increduli, lascia un vuoto enorme: è stato un amico e non solo un professionista dalle enormi doti».

Con la scomparsa di Carlo Borlenghi, aggiunge il sindaco Roberto Dipiazza, «la nostra comunità e il mondo del mare perdono un maestro straordinario». «Con la sua sensibilità e il suo talento unico ha saputo raccontare la vela come nessun altro, regalandoci scatti indimenticabili che hanno reso grande la Barcolana ed esaltato l’anima marinaresca della nostra città», prosegue Dipiazza che a nome di tutta la città di Trieste rivolge le più sentite condoglianze alla famiglia e a chi era legato al fotografo.

Alla moglie Anna si stringeranno mercoledì a Bellano, dove saranno celebrati i funerali, il vicepresidente della Svbg Alessandro Mulas e l’ufficio stampa con Francesca Capodanno. Di Borlenghi non solo il presidente della Svbg sottolinea l’enorme generosità. «Nel 2003 lo sponsor si tirò indietro, non pagando la stagione, Carlo era il fotografo ufficiale e non pretese il suo compenso, così da quella volta per me, e glielo dicevo, era il signor Carlo Borlenghi», spiega il velista e plurivincitore della Barcolana Furio Benussi.

L’eredità

«Ci ha dato una mano a ricordare: le sue immagini restano», dice Vasco Vascotto che con Borlenghi si è incrociato da tattico di Luna Rossa, ma non solo. «Ci siamo conosciuti a inizio anni ’90 e in tutte le regate in giro per il mondo lui c’era, abbiamo lavorato fianco a fianco in diverse occasioni», prosegue Vascotto, aggiungendo: «Era una di quelle persone che diventano parte della famiglia, oltre ad avere una sensibilità e qualità professionali difficilmente replicabili. Era un fenomeno e un artista». Il patrimonio di immagini che Borlenghi lascia, conferma Benussi, è «enorme: ce lo ricorderemo sempre guardando le sue foto». Attraverso le barche Borlenghi del resto raccontava non solo il gesto tecnico e la tecnica legata al navigare a vela, «ma le storie e le persone», sottolinea il presidente della Svbg Gialuz. «Forse il più bel progetto fatto con lui è quello del 2022, dedicato ai volti della Barcolana: nel periodo della pandemia aveva scoperto il ritratto e a Trieste ne fece migliaia, entusiasta». Gialuz ricorda Borlenghi come «un uomo dalla generosità immensa: se un progetto gli piaceva partiva e non si fermava».

Un innovatore sensibile

Era sempre alla ricerca di nuove prospettive «per raccontare la Barcolana», prosegue Gialuz che con la Svbg aveva già preso contatti con Borlenghi e il suo staff «per impostare la nuova edizione: voleva la bora e qualche anno fa era arrivato a Trieste appositamente per fotografarla». Ancora una volta incurante del fatto di non saper nuotare. «L’aveva raccontato anche a me in una delle Barcolane in cui ci siamo incrociati», ricorda il fotografo de Il Piccolo Andrea Lasorte, che con Borlenghi nel 2022 ha condiviso anche un giro in elicottero per ritrarre la regata dall’alto. «Conosceva alla perfezione le fasi della regata e quindi guidava lui il pilota», racconta Lasorte, che parla di «un grande professionista, attento ai dettagli, il top della fotografia della vela» e di «una persona alla mano, disponibile e umile». Una persone che, come spiega Vasco Vascotto, «nonostante non stesse bene negli ultimi anni non ha mai mollato, creando con la moglie una struttura molto importante: ci mancherà».

 

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