Caro figlio, queste lettere sono anche la tua storia

Gli archivi familiari conservano frammenti di storie che, se messi insieme e collegati come per il restauro di un antico dipinto, possono diventare ampi affreschi di un’epoca. È quello che succede nel romanzo di Sergio Grioni, “I cedri di Trieste” (pagg. 243, euro 16,50), da oggi nelle librerie pubblicato da MgsPress.
Grioni, classe 1926, lunghi periodi di lavoro negli Stati Uniti, già assessore nella prima giunta Illy al Comune di Trieste, anni fa ricevette da sua madre Jo un pacco di manoscritti. Erano le lettere - centotrenta - che sua madre aveva scritto e ricevuto durante gli anni della prima guerra mondiale. «Quando le leggerai - disse Jo a suo figlio -, scoprirai un passato che non esiste più, ma che sarà sempre parte della tua vita». Quelle lettere - riportate nel testo - sono ora diventate romanzo, e raccontano di una famiglia di cattolici ed ebrei che si disperde per l’Italia negli anni della prima guerra mondiale. A Trieste rimane solo Regina, la matriarca, fedele all’Impero, mentre Umberto - questo sì, personaggio immaginario, assieme a Rita, la donna che ama - dal volontario esilio a Ginevra tiene le fila di una rete di affetti che si intreccia con i grandi eventi della Storia.
Zii, cugini, fratelli, amici sparsi tra Napoli, Roma, Venezia abitano un’epoca di trasformazione sullo sfondo del grande macello della guerra, mentre alle loro spalle tramonta il tempo in cui il commercio del cedri a Trieste era il simbolo di un’opulenza che univa le genti e gli stati. Nelle lettere scorre una quotidianità fatta di momenti felici e dolorosi, speranze, abbandoni e ritorni. È un racconto corale che indugia spesso sulle atmosfere e le abitudini del tempo: i caffè, il cinematografo, l’arte. ma anche le malattie, le notizie dal fronte, il declino di una città - Trieste - divenuta avamposto e retrovia di un conflitto che scioglie e intreccia i destini di tutti.
Finita la guerra, il ritorno a Trieste mischia incognite e speranze. Prima che Kronos, dio del tempo, nel visionario epilogo del romanzo lasci intravvedere i futuri drammi della Storia, per Umberto, che grazie alle lettere «era stato reso partecipe di vite che si svolgevano tanto lontano da lui», inizia un futuro assieme a Rita, «magari a Trieste, magari altrove, in qualche luogo lontano dove non sarebbero stati altro che un uomo e una donna innamorati».
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