Il mazzo di carte da gioco fa riscoprire le torri del Friuli Venezia Giulia

Illustrazioni per la Modiano con a Trieste quelle dei Pallini fino al Lloyd, il Municipio e Porto Vecchio. Nell’Isontino invece Sagrado e Brazzano

Silvia Domanini
I pannelli con i disegni delle torri Foto Massimo Silvano
I pannelli con i disegni delle torri Foto Massimo Silvano

Le torri, storiche o nascoste, diventano le protagoniste di un mazzo di carte da gioco della Modiano grazie alle illustrazioni degli studenti dedicate al Friuli Venezia Giulia. Un’occasione per scoprire un tesoro dimenticato e continuare la tradizione storica secolare del gioco, radicata anche nel tessuto sociale dal 1750.

Il mazzo di carte contempla Trieste e non solo, valorizzando così il patrimonio storico ed architettonico della regione.

Nel goriziano c’è Sagrado con la Torre di Castelvecchio e Castelnuovo, a Cormons la campanaria di Brazzano; mentre in provincia di Udine la Torre Picotta di Tolmezzo, di San Genesio di Venzone, la Millenaria di Marano Lagunare, la Moscarda di Paluzza. C’è il pordenonese, con Chions e la Torre Sbrojavacca e San Vito al Tagliamento con la Raimonda.

Ma è Trieste a riscoprire con un mazzo di carte il proprio passato. Seppur sotto forma di illustrazione, ritrova così la sua dignità storica ed artistica la Torre dei Pallini, ormai ingabbiata dalla fine degli anni Settanta fra i palazzi di Regione, Insiel e appartamenti privati nell’area compresa fra le vie Marconi, Carpison, San Francesco e del Ronco.

A Trieste quella torre dei pallini quasi invisibile resiste in mezzo alla cintura di edifici
La torre dei pallini svetta fra le case

Alta 45 metri, continua a dominare il vicino Giardino pubblico Muzio De Tommasini, ma ormai è declassata a porta antenne: sulla sua sommità ne svetta una telefonica.

Costruita in pietra nel 1839 come fabbrica di proiettili da caccia, riconvertita per scopi bellici alla produzione di pallini in piombo destinati alle armi e riconosciuta come primo edificio di archeologia industriale cittadino, è riuscita a resistere ad incendi e terremoto del Friuli ma non al progresso e all’edilizia moderna. È tutelata dalla Sovrintendenza per i beni ambientali, architettonici, archeologici artistici e storici del Friuli Venezia Giulia.

Le torri medievali, eredità nascosta tra le vie di Trieste
All’interno delle mura di Tor Cucherna (Lasorte)

Fa sempre invece bella mostra di sé, in posizione invidiabile, al centro del palazzo del Municipio in piazza Unità, la Torre dell’Orologio, inaugurata nel 1875. Sulla sua sommità due mori in bronzo, soprannominati dai triestini Micheze e Jacheze, che collegati a un automatismo meccanico scandiscono il tempo battendo le ore. A poca distanza dal cuore cittadino, c’è una torre bianca merlata, con facciata neogotica che evoca antichi fasti ma dove la vita è ancora pulsante: è la Torre del Lloyd, di via Von Bruck. Ora ospita la sede dell’Autorità portuale ma era l’ingresso principale del grande arsenale della compagnia navale del Lloyd Austriaco. Costruita dall’architetto Hans Christian Hansen e dall’ingegner Edward Heider con blocchi di arenaria ricoperti con pietre squadrate di calcare bianco di Pola, la posa della prima pietra è datata 1853, alla presenza dell’arciduca Ferdinando Massimiliano.

Da un passato in un’area gloriosa, ad un futuro di speranza: dovrebbe essere la sorte della Torre elettrica del Porto Vecchio, realizzata nel 1894 e destinata a far parte del rilancio di Trieste con il progetto Porto Vivo. Attualmente non utilizzata, la sua funzione originaria era legata alla Stazione Idrodinamica con un accumulatore idraulico che manteneva costante la pressione dell’acqua risaldata nella caldaie della Stazione. Dalla torre partiva una rete di tubazioni in ghisa, installate in cunicoli sotterranei che distribuiva l’acqua in pressione alle varie attrezzature del porto, gru e montacarichi. 

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