Case Peep vendute: «Troppo alto il prezzo del libero mercato»

Il giudice: giuste le tariffe fissate per l’edilizia convenzionata Chi ha incassato di più dovrà restituire soldi all’acquirente
Di Claudio Ernè

È destinata a provocare un terremoto in città la sentenza “targata” 3608/09 che definisce una volta per tutte il regime del prezzo di vendita degli appartamenti di Poggi Paese costruiti alla fine degli anni Ottanta nell’ambito del Piano di edilizia economico-popolare.

«Il prezzo - ha detto il giudice Riccardo Merluzzi - non può essere quello del cosiddetto mercato “libero”, bensì quello stabilito dalla Convenzione col Comune di Trieste inserita obbligatoriamente per ogni alloggio nel “libro fondiario” regionale. Lì sono scritte le regole e nulla può autorizzarne l’elusione».

In sintesi, se sul mercato “libero” un appartamento sito in via Paisiello era stato pagato nel 2004 ben 155 mila euro, ora l’ex proprietario dovrà restituire all’acquirente che è ricorso al Tribunale poco meno della metà della cifra incassata assieme agli interessi legali e alla rivalutazione monetaria. Un “pugno allo stomaco” per il venditore e una doccia gelata per le sue finanze; e un grande affare per l’acquirente.

Il Tribunale civile ha anche dichiarato, nella stessa sentenza, nulla quella parte del contratto di compravendita in cui i notai incaricati del rogito avevano trascritto il prezzo stabilito tra venditore e acquirente. Secondo il Tribunale non avrebbero dovuto farlo perché il valore del diritto di superficie di quegli alloggi Peep era già definito dalle regole fissate dalla Convenzione. Avendo disatteso questa norma, ora ai notai potrebbero essere chiesti i danni da chi ha venduto l’alloggio e dovrà restituire all’acquirente quasi la metà di quanto aveva incassato. In effetti uno studio notarile triestino ha già attivato la propria assicurazione che copre i rischi collegati all’errore professionale. Lo ha fatto prima che la vertenza tra venditore e acquirente andasse a sentenza.

Ecco perché oggi si può parlare di terremoto in città, collegato agli alloggi del Piano e di edilizia economico popolare varato dal Comune. Lo scossone è stato innescato dall’avvocato Fabio Nider al quale nel 2009 si era rivolta una coppia di triestini che abita proprio in via Paisiello e aveva pagato 155 mila euro il proprio appartamento, o meglio il diritto di superficie per 99 anni.

La prima famiglia che aveva abitato in quell’alloggio aveva versato all’impresa “Viside” 85 milioni di lire. Era il 9 aprile 1987. Nel 2000 l’appartamento era stato acquistato da un ragioniere che, come si legge nei documenti, aveva pagato al primo proprietario 178 milioni.

Il terzo e ultimo passaggio di mano - quello finito davanti al giudice Riccardo Merluzzi- risale al 10 dicembre 2004 ed era stato di 155 mila euro.

Il giudice nella sentenza spiega a chiare lettere perché gli alloggi Peep sfuggono alle regole del libero mercato dove si confrontano domanda e offerta. La realizzazione di questi alloggi, secondo il magistrato, è in linea con le finalità sociali della normativa diretta ad agevolare a livello collettivo l’accesso alla proprietà della casa di abitazione, finalità che sarebbe vanificata ove fosse consentito agli acquirenti successivi dell’immobile di venderlo a prezzi superiori, ponendo così in essere inammissibili speculazioni.

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