Caserma di Banne da valorizzare: diventerà un’area di pubblica utilità
Accordo tra Demanio, Regione e Comune per il recupero: «Serviranno capitali, per questo confido nello strumento del partenariato pubblico-privato»

L’ex caserma “Monte Cimone” di Banne ha un futuro. Dopo anni di attesa, caratterizzati da numerose richieste di intervento da parte dei residenti, l’agenda delle istituzioni locali accoglie finalmente un progetto che riguarda la ristrutturazione e il riutilizzo della storica struttura della piccola frazione di Opicina. Si tratta di un percorso che guarda alla valorizzazione dei 51 ettari del comprensorio, 17 dei quali edificati e che saranno completamente ristrutturati.

L’ex caserma, prima ancora ex Tenuta della famiglia di Giuseppe Burgstaller, uomo politico che vi aveva eretto la propria dimora alla fine dell’Ottocento, è uno dei più importanti compendi immobiliari pubblici del territorio triestino. Alla base del progetto generale c’è l’accordo, suggellato oggi, fra l’Agenzia del Demanio, il Comune di Trieste e la Regione.
I rispettivi rappresentanti, il vice direttore Alessio Casci, il sindaco Roberto Dipiazza e l’assessore Sebastiano Callari, hanno infatti sottoscritto un Protocollo d’intesa che definisce il percorso di collaborazione istituzionale, necessario per individuare strategie condivise di rigenerazione e nuove prospettive di sviluppo per il complesso statale di Banne.
L’obiettivo condiviso è di promuovere una rigenerazione sostenibile del compendio «per coniugare tutela del patrimonio, innovazione e sviluppo – è stato sottolineato – attraverso l’insediamento di nuove funzioni in grado di generare valore pubblico, benefici sociali e opportunità di crescita per il territorio». Il percorso sarà sviluppato «nel rispetto dei vincoli esistenti, dell’identità storica dei luoghi e dei principi di sostenibilità ambientale, sociale ed economica».
Particolare attenzione sarà riservata alla sostenibilità economico finanziaria degli interventi e alla loro coerenza con gli strumenti di pianificazione urbanistica, per garantire uno sviluppo armonico e integrato con le esigenze della città e del territorio. Per dare attuazione all’intesa, entro 30 giorni sarà avviato un Tavolo tecnico operativo, che avrà il compito di elaborare gli scenari di trasformazione, definire lo spettro funzionale più idoneo e individuare i percorsi tecnico amministrativi necessari all’avvio degli interventi.
Potranno essere coinvolti, in relazione ai temi affrontati, ulteriori soggetti istituzionali e altri interessati ai processi di valorizzazione. L’Agenzia del Demanio agirà quale elemento di coordinamento, mettendo a disposizione le competenze tecniche maturate nella valorizzazione del patrimonio immobiliare dello Stato. Il Comune contribuirà alla definizione delle scelte urbanistiche e delle funzioni coerenti con le strategie di sviluppo cittadine.
La Regione accompagnerà il percorso con particolare attenzione ai temi dell’accessibilità, delle connessioni infrastrutturali e dell’integrazione con le politiche territoriali regionali. Casci ha parlato di «un patrimonio storico da restituire alla città»: «Si creeranno spazi per uffici pubblici, strutture sportive, associazioni di cittadini, enti ricreativi. Si tratta in sostanza – ha aggiunto – di recuperare l’area a beneficio della città, creando valore pubblico con servizi per la collettività. Per il Demanio un’operazione come questa non va interpretata come un’opportunità per fare cassa – ha concluso – ma nella sua precisa dimensione di funzione pubblica».
Dipiazza ha definito l’ex caserma in cui si interverrà «un’area che ha una dimensione particolarmente importante per la città». Callari ha evidenziato che «la firma del Protocollo costituisce un evento straordinario per la città, che ha bisogno di spazi per il suo costante sviluppo. Tutti i compendi militari sono rilevanti per il Friuli Venezia Giulia. Mi auguro che, all’interno dell’opera di valorizzazione, si recuperi anche l’aspetto storico – ha proseguito – e che la realizzazione preveda pure strutture abitative o indirizzate ai turisti e alla ricerca. Serviranno capitali privati – ha concluso – perciò confido nello strumento del partenariato pubblico e privato».
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