Caso Resinovich, al via la perizia sui sacchi neri: conferito l’incarico a due professionisti
La gip Flavia Mangiante ha affidato gli accertamenti al dattiloscopista Roberto Gennari e a Maurizio Sticchi della Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Ancona. Assenti all’udienza gli avvocati dei familiari di Liliana: “Tempi irragionevoli”

Impronte palmari, digitali e di guanti. Sono queste le tracce che i periti Roberto Gennari e Maurizio Sticchi dovranno cercare sui sacchi neri trovati infilati sul corpo di Liliana Resinovich. Ai due professionisti ieri la gip Flavia Mangiante ha conferito l’incarico per svolgere quegli accertamenti di natura dattiloscopica. I risultati dovranno essere depositati entro l’8 ottobre. Verranno discussi nel corso dell’udienza fissata per il 30 ottobre, assieme alle risultanze delle analisi genetiche e merceologiche affidate invece ai periti Paolo Fattorini, Chiara Turchi e Eva Sacchi.
Gennari è un luogotenente dei carabinieri in quiescenza, analista della scena del crimine. Il maresciallo Sticchi, laureato in biotecnologie, con esperienza nei Ris, opera alla Sis, la Sezione investigazioni scientifiche dei carabinieri di Ancona.
È la terza volta che quei sacchi finiscono sotto la lente di un professionista. Assieme ad altri reperti sono già stati oggetto di accertamenti – in quel caso da parte però di consulenti della Procura e quindi non di periti – nella prima fase delle indagini, ma anche nella seconda, dopo che il gip Luigi Dainotti rigettando la richiesta di archiviazione della Procura aveva prescritto nuovi accertamenti.
«Sacco dell’immondizia di cellophane di colore nero» così, con il linguaggio doverosamente freddo e tecnico, è stato identificato quel reperto, per due volte. Una facendo riferimento a quello che copriva gli arti inferiori, l’altra a quello infilato sul busto. Dalla Polizia scientifica sono stati sottoposti a campionatura, con tamponi, all’esterno, sui bordi, all’interno. Non sono state trovate impronte digitali, neppure di Liliana. Tracce di Dna della donna sì, ovviamente, ma non impronte delle sue dita, così come non sono state trovate impronte di altre persone. Le analisi non hanno evidenziato «frammenti di impronte papillari». Ora la parola ai periti.
Per il decesso della donna, scomparsa il 14 dicembre 2021 e trovata morta il 5 gennaio 2022, è indagato per omicidio il marito, Sebastiano Visintin. Ieri era presente all’udienza accanto ai suoi difensori, Paolo e Alice Bevilacqua. Che per questi accertamenti si avvarrà della consulenza della genetista Noemi Procopio e del medico legale Raffaele Barisani.
I legali dei familiari di Liliana, gli avvocati Nicodemo Gentile, Federica Obizzi e Antonio Cozza, invece hanno scelto di non partecipare all’udienza «perché – hanno spiegato – i tempi ormai irragionevoli di questo procedimento mostrano una scarsa attenzione per Liliana, unica vittima, in questa tragica vicenda. Dopo anni di collaborazione leale con le autorità, riteniamo ultroneo il nostro contributo». E ancora: «Il fascicolo contiene già gli elementi necessari per decidere, in qualunque direzione. Non serve altro tempo, non servono accertamenti su sacchi già maneggiati da un esercito di persone, sui 100 coltelli, serve una scelta netta e tempestiva».
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