Castello, sarà recuperato l’Osservatorio del re

Conto alla rovescia per il ripristino del cosiddetto Osservatorio del re del Castello di Gorizia.
Alle 12 di mercoledì 31 marzo infatti scade il termine per la presentazione della domanda di contributo per il bando della Regione relativo ai percorsi tematici sui luoghi della Grande guerra. I progetti devono prevedere una spesa ammissibile dai 20mila ai 50mila euro.
Possono partecipare proprietari di immobili presenti nel percorso, enti locali, fondazioni escluse quelle bancarie e associazioni.
Il Comune di Gorizia sta elaborando il progetto del recupero dell’Osservatorio del re.
Nei prossimi giorni funzionari del Comune effettueranno un sopralluogo accompagnati da Pier Luigi Lodi, uno dei massimi esperti goriziani di Grande guerra.
Lodi, cos’era esattamente l’Osservatorio del re?
«Il castello, prima della sesta battaglia dell'Isonzo, come tutti sanno era stato utilizzato come osservatorio dalle truppe austroungariche, che avevano installato sin dai primi momenti di guerra, in cima ai bastioni, mitragliatrici in funzione antiaerea».
Il Castello è stato completamente distrutto. Che cosa si può ancora vedere della Grande guerra?
«Dietro al castello, dove è stato allestito il parco culturale del Comune, si riescono ancora a notare i resti dei baraccamenti austriaci, addossati alle mura per ricevere maggiore protezione: qua e là ingombrante memoria di quel tempo dei sacchi di cemento indurito».
È vero che lo scavo per l’ascensore al Castello ha riportato alla luce un altro importante reperto?
«Sì. È riemerso uno stretto cunicolo interrato dal 1938. Secondo quanto testimonia una lapide riemersa dall'oblio, quella parte era presidiata da reparti di mitraglieri italiani. Una preziosa mappa custodita all'Archivio storico provinciale ci dà notizia che oltre a quella postazione ne erano state ricavate tra il '16 ed il '17 altrettante per ogni bastione della cinta esterna».
Torniamo all’Osservatorio del re: quando diventa tale?
«Sino al 9 agosto del 1916 il Castello fu una trincea urbana imperialregia. Dopo quella data quel sistema fortificato venne "girato" dagli italiani, nelle cui viscere furono scavati anche degli imponenti osservatori blindati. Quello più famoso si apre sotto il bastione del Re, così chiamato in onore di Vittorio Emanuele III, che visitò tali opere sicuramente in un paio di occasioni. Ricordo che il museo della Grande guerra custodisce ancora l'emetto Adrian che si dice il sovrano abbia allora indossato, mentre è assai curioso che la targa che si trovava all'ingresso del maniero sino alla guerra si trovi al museo di Rovereto».
Prima ha parlato di lacerti di manufatti austroungarici ancora individuabili sul colle del Castello. Ci sono anche testimonianze italiane?
«Altre opere italiane del tempo di guerra si trovano anche alle pendici del colle del Castello, proprio sotto alla postazione dei mitraglieri: un minuscolo graffito su malta cementizia ricorda un caporale dei Bersaglieri ciclisti, tale Giovanni Realini. Anni fa cercammo di metterci in contatto con i discendenti di questo soldato, senza però trovare grande attenzione…».
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