Chiesto il processo per il capoturno La Procura: «Ha affermato il falso»

Bumbaca Gorizia 21.11.2018 Operazione GDF corruzione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 21.11.2018 Operazione GDF corruzione © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Il capoturno Boris Vidali che aveva sorpreso i quattro cantierini mentre dormivano fuori dal posto di lavoro, aveva avuto il suo peso nell’ambito della propria testimonianza davanti ai giudici del lavoro di Gorizia e di Trieste. Ma uno dei cantierini coinvolti nella vicenda, Gianluigi Toffolo, vuole vederci chiaro: il capoturno ha dichiarato di non aver autorizzato alcuna pausa di lavoro posticipata rispetto a quella prevista, altri lavoratori chiamati a testimoniare hanno invece sostenuto il contrario, avevano avuto l’okay dal loro superiore.

Il lavoratore s’è quindi rivolto alla Procura di Gorizia chiedendo di accertare se una o più testimonianze rese nel giudizio davanti al Tribunale di Gorizia, Sezione lavoro, siano attendibili.

La questione, dunque, è chiarire se i quattro lavoratori durante il turno della notte tra il 14 e il 15 settembre 2016 fossero o meno in pausa consentita. La Procura goriziana ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Vidali. L’istanza è quella di emettere il decreto che disponga il giudizio nei confronti del capoturno, a fronte del reato di falsa testimonianza, secondo l’articolo 372 del Codice penale.

In particolare, la Procura sostiene che il superiore gerarchico, «escusso come testimone nel procedimento davanti al Tribunale di Gorizia, Giudice del Lavoro, all’udienza del 2 dicembre 2016, aveva affermato il falso dicendo, con riferimento al turno di lavoro notturno dal 12 al 15 settembre del 2016 presso la Salderia B dello stabilimento Fincantieri Spa, di non aver mai autorizzato alcun proprio sottoposto a fare la pausa in orario diverso dalle 2 alle 2.30». I quattro operai s’erano messi in pausa alle 3 di notte.

La richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura è stata depositata lo scorso 18 aprile. Si attende ora l’udienza preliminare davanti al Gup ai fini del rinvio a giudizio o meno. A rappresentare il lavoratore Gianluigi Toffolo sono gli avvocati Michele Latino Quartarone e Maddalena Esposito. La ratio dei legali è dimostrare l’inattendibilità della testimonianza del capoturno, utile a sostenere che l’abbandono del lavoro non sussiste, quindi, come prevede la legge Fornero, il licenziamento non è legittimo.

L’avvocato Latino Quartarone ha osservato: «Alla luce dei nuovi fatti emersi con le indagini eseguite dalla Procura di Gorizia, chiederò alla Corte d’Appello di Trieste di rivalutare i fatti attraverso l’accertamento che il lavoratore la notte tra il 14 e 15 settembre 2016 era legittimamente in pausa. Se verrà accertato che Vidali aveva autorizzato il lavoratore, come dichiarato da altri testimoni durante il procedimento di primo grado, il fatto contestato dall’azienda non sussiste. Pertanto dovrà essere accolto il ricorso davanti alla Corte d’Appello con la reintegra e l’insussistenza dell’evento». L’avvocato Latino Quartarone ha continuato: «Se l’Appello, e poi la Cassazione dovessero confermare i fatti come accertati nei precedenti gradi di giudizio, e se Vidali fosse condannato in via definitiva per il reato a lui ascritto, Toffolo potrebbe chiedere la revocazione della sentenza, in quanto il giudicato si è basato su una prova riconosciuta falsa».—

La. Bo.

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