Chiusi nell’alloggio bimbo e amico Otto mesi per sequestro di persona

Pena di 8 mesi, con la sospensione condizionale, alla giovane monfalconese di origini rumene, che aveva lasciato il suo bimbo di 3 anni e un amico, chiusi in casa per andare a fare colazione. La sentenza pronunciata dal giudice monocratico Marcello Coppari, al Tribunale di Gorizia, ha quindi tenuto conto del reato di sequestro di persona dell’uomo, A. F., rimasto bloccato nell’appartamento con il piccolo per almeno dieci ore, dalle 7 del mattino fino alle 17. Tuttavia, non sono state disposte le aggravanti in ordine alla presenza del bambino, riconoscendo piuttosto le attenuanti generiche.
La donna, allora venticinquenne, è stata invece assolta perché il fatto non sussiste per il reato di abbandono di minore, che prevede una pena da 6 mesi fino a 5 anni.
Si attendono le motivazioni alla sentenza, intanto il legale difensore, avvocato Stefano Podlipnik, ha osservato: «La soddisfazione è legata al fatto che il reato di abbandono di minore sia decaduto, evidentemente il più preoccupante. L’assoluzione piena mi fa ritenere che il giudice abbia riconosciuto che non vi siano state circostanze di effettivo rischio per il bambino. Il piccolo peraltro, come ho sostenuto nella mia difesa, non era in una situazione di privazione, denutrito o in gravi condizioni igieniche, c’era un adulto con lui, in grado di occuparsene e di evitare rischi di sorta. In altre parole, il comportamento assunto dalla mia assistita, per quanto discutibile, non integra la condotta di abbandono».
Quanto al reato di sequestro di persona, che prevede una pena dai 6 mesi fino agli 8 anni, è evidente che la privazione della libertà nei confronti dell’amico si è verificata, tuttavia la condanna a 8 mesi, per una donna peraltro incensurata, fa ritenere che la sentenza sia stata contenuta. Era il 2 aprile 2015 quando la giovane madre, dopo aver trascorso la serata con A. F. e una ragazza che s’erano fermati la notte, era uscita di casa di primo mattino assieme all’amica, chiudendo a chiave la porta di ingresso per poi dirigersi in un bar, situato a poca distanza dall’appartamento. L’uomo e il bimbo stavano ancora dormendo. Al risveglio A. F. , s’era accorto che era rimasto solo con il piccolo senza poter lasciare l’abitazione, al piano superiore. Una volta destatosi, il bambino s’era messo a piangere. Una situazione non facile per l’uomo, senza esperienza in fatto di bambini, peraltro dovendo andare al lavoro. A. F. aveva chiamato al cellulare la giovane, ma dopo un primo contatto non era più riuscito a comunicare con lei. Intanto le ore passavano. Troppe, tanto che ad un certo punto l’uomo aveva telefonato ad un amico per chiedere aiuto.
Giunto sotto casa, A. F. gli aveva chiesto di andare a cercare la donna. L’amico l’aveva rintracciata nel pubblico esercizio invitandola a rientrare. Nel frattempo erano intervenuti i vigili del fuoco e i carabinieri. Nell’appartamento avevano trovato A. F. con il piccolo e un generale disordine, tra bottiglie di birra e mozziconi di sigarette nei posaceneri, i residui della festicciola. Da qui le denunce, procedibili d’ufficio, per abbandono di minore e sequestro di persona. —
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