Cinghiali in città Emergenza estesa in Campagnuzza e a Sant’Andrea

Si moltiplicano gli avvistamenti dei residenti vicino alle case La Coldiretti: «Proliferazione eccessiva, si faccia qualcosa»



Incontri ravvicinati (non del terzo tipo) e avvistamenti continui. Il caso recente di via Pola quando un cinghiale aggredì un papà e la sua figlioletta sulla pubblica via non è rimasto, purtroppo, l’unico. Perché gli ungulati stanno sempre più “conquistando” la città.

Prova ne sia la loro presenza, oltre che nel quartiere della Campagnuzza e a Piedimonte, anche a Sant’Andrea. Nelle vie Ticino e Natisone capita spesso che i sacchi delle immondizie vengano letteralmente strappati e distrutti dai cinghiali in cerca di cibo. Senza contare le loro “capatine” nei giardini delle abitazioni private. Il tragitto è sempre lo stesso: gli animali arrivano dalle sponde dell’Isonzo e, calata l’oscurità, raggiungono i campi e le strade. E molte volte ci sono dei faccia a faccia con i cittadini che non possono fare altro che darsela a gambe. «I primi avvistamenti - racconta un residente di Sant’Andrea - risalgono a tre anni fa. Ma, ultimamente, il fenomeno è cresciuto in maniera esponenziale. Siamo preoccupati. Non possiamo rischiare di essere aggrediti a due passi dalle nostre abitazioni, in piena città».

L’assessore comunale all’Ambiente Francesco Del Sordi sottolinea l’estrema “adattabilità” a tutti gli ambienti da parte dei cinghiali. «E si stanno registrando aumenti dei tassi di riproduzione anche del 200 per cento. Ce ne sono troppi. La loro presenza si è quadruplicata nell’arco di pochissimi anni». Senza contare che, un paio di anni fa (e le foto a fianco si riferiscono proprio a quelle scorribande), gli ungulati “ararono” letteralmente parchi e campi anche a Piuma. E, in una situazione simile, non può che scattare il più classico degli allarmi rossi.

Angela Bortoluzzi, presidente provinciale della Coldiretti, potrebbe scrivere un libro sulla vicenda, considerato che le segnalazioni sono continue da parte degli agricoltori. «Il problema è annoso, soltanto che adesso se ne parla un po’ più spesso perché i cinghiali si stanno avvicinando alle abitazioni. Ma il nostro settore, credetemi, è stato e continua ad essere pesantemente colpito dalle loro scorribande. Per noi, non è sicuramente un fenomeno nuovo. Purtroppo».

Anche Coldiretti punta il dito sul loro numero che è diventato «eccessivo», vista l’elevata prolificità. «Il guaio è che i cinghiali stanno aumentando di numero a dismisura. E trovano più cibo in pianura. Credo che, purtroppo, la questione non potrà risolversi nel breve periodo. Nel frattempo, aumentano i danni alle coltivazioni. E non si può chiedere agli agricoltori di recintare tutte le proprietà o di passare, come capita, le notti senza chiudere occhio per sorvegliare i frutti del proprio lavoro. È una condanna immeritata».

Che fare? Bortoluzzi si limita ad osservare che in Slovenia, nella vicina Slovenia, la caccia è aperta 365 giorni all’anno. «E il cinghiale, che è un animale intelligente, viene “di qua” perché sa che gli abbattimenti, qui, si concentrano soltanto ad alcuni periodi».

Interessanti alcuni numeri che abbracciano l’intero Isontino: ogni anno ci sono una ventina di incidenti stradali che vedono coinvolti ungulati. E riguardano molte strade provinciali e del Collio, Gorizia compresa (soprattutto la zona di Piedimonte, Oslavia, Piedimonte, San Mauro). Negli ultimi anni i danni all’agricoltura denunciati sono stati importanti, nonostante le misure di prevenzione. —



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