Cittadinanza onoraria a Mussolini Dopo 97 anni Turriaco la revocherà

Toccherà al Consiglio comunale di lunedì decidere. Iniziativa di sindaci, maggioranza e Anpi
Laura Blasich

Laura Blasich / TURRIACO

Turriaco segue l’esempio di Ronchi dei Legionari e, in vista del 25 aprile, punta a togliere la cittadinanza onoraria concessa a Benito Mussolini il 16 maggio del 1924 dal Consiglio comunale. Un provvedimento nato all’epoca, su invito della Prefettura, a valle delle elezioni del 6 aprile dello stesso anno con cui il Partito fascista consolidò il suo potere, ma varato anche a poca distanza dall’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti.

Oggi per l’amministrazione comunale e la maggioranza di centrosinistra la revoca rappresenta quindi una scelta doverosa per «l’evoluzione storica e civile di Turriaco, dell’Italia e dell’Europa», ma anche indispensabile per «riconsegnare il massimo rispetto e dignità al valore dell’onorificenza della cittadinanza onoraria». A decidere sarà comunque il Consiglio comunale nella seduta di lunedì prossimo, in cui a esprimersi ci sarà anche il gruppo di minoranza tutto composto dalla Lega, cui la delibera è stata anticipata nella riunione dei capigruppo di due giorni fa. «L’auspicio è che ci possa essere un’ampia adesione alla proposta, che è stata elaborata attendendosi ai fatti storici per non essere quindi di parte , salvo si possa considerare tale la marcata presa di distanze dalla dittatura fascista e dal suo capo e l’adesione piena alla Costituzione repubblicana e antifascista», spiega il sindaco Enrico Bullian.

A Turriaco l’azione viene intrapresa sette anni dopo Ronchi, perché in sostanza finora non si era andati alla ricerca dell’atto deliberato dal Consiglio comunale ormai poco meno di 100 anni fa. «Ci siamo imbattuti nella delibera in effetti cercando altro, come spesso succede nella ricerca – afferma Bullian, che alle spalle ha un dottorato in Storia contemporanea –. Stavo leggendo documenti per il 150esimo della Società Filarmonica, che dovrebbe realizzare una pubblicazione in occasione dell’anniversario, e ho trovato il riferimento. L’assessore Paola Spanghero ha poi approfondito e individuato l’originale nell’archivio storico del Comune». L’iniziativa è stata quindi condivisa e concordato anche con i sindaci precedenti ancora in vita, Alessandra Brumat e Duilio Petean, oltre che con l’Anpi e la maggioranza. «Pensiamo, com’è scritto nella proposta di delibera, che questa azione possa avere una valenza rivolta soprattutto alle nuove generazioni – prosegue il sindaco –, per trarre insegnamento dagli eventi storici per la costruzione di un futuro libero e giusto per i popoli».

Sotto il profilo giuridico e amministrativo, si prende invece atto che «la cittadinanza onoraria è un riconoscimento concesso dall’amministrazione comunale ad una persona ritenuta legata al Comune per il suo impegno o le sue opere» e che «la cittadinanza onoraria non è prevista dall’ordinamento giuridico italiano né è disciplinata da alcuna legge». Nella proposta di deliberazione l’amministrazione rileva le responsabilità del regime fascista e di Mussolini che ne fu a capo non solo a livello nazionale e internazionale, ma anche locale. «Molte sono state le vittime turriachesi delle violenze dello squadrismo fascista, cittadini costretti a un’esistenza precaria sotto la stretta sorveglianza della polizia», si rileva nell’atto, spiegando come il segretario comunale Pietro Quaio fu licenziato perché rifiutava, fra l’altro, «l’obbligatorietà del saluto romano fascista verso i superiori». L’amministrazione comunale di Turriaco ricorda anche i 32 caduti negli eventi della Seconda guerra mondiale: gli otto civili, gli undici militari, l’unico milite repubblichino e infine i nomi degli otto partigiani morti in battaglia (Cesare Aizza, Corrado Ferlatti, Aldo Gratton, Aladino Milloch, Marino Minin, Vittorio Stormi, Angelo Viscovich e Luigi Zaninello) e dei quattro antifascisti assassinati in prigionia dai nazisti (Carlo Carlet, Faliero Martinuzzi, Guerrino Perco e Emilio Tomasella). —



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