Cliniche private in rivolta contro i tagli alle strutture accreditate

Assosalute contesta la scelta della giunta regionale di ridurre del 2% le risorse «A rischio servizi essenziali per i cittadini»
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di Gianpaolo Sarti

TRIESTE

Danneggiamento del sistema sanitario regionale, nonchè tagli a strutture e disagi per i cittadini. A ventiquattrore dal via libera della giunta alla riduzione del 2% dei fondi riservati alle cliniche private convenzionate, e nonostante le rassicurazioni dell’assessore Maria Sandra Telesca, arriva la dura presa di posizione di AssoSalute Fvg. Una realtà che, sull’intero territorio, rappresenta il 34% della sanità privata accreditata e annovera una delle più grosse strutture ospedaliere, la Casa di Cura Città di Udine, oltre a 16 ambulatori operativi in tutta la regione. Tra cui, a Trieste, Lab Nordest, Sanitas e Studio Gortan.

In base all’intesa raggiunta con gli ambulatori e le case di cura accreditate per il triennio 2014-2016, la giunta ha stanziato complessivamente 68,2 milioni di euro per quanti erogano sia ricoveri sia specialistica ambulatoriale e 16,2 milioni per chi fornisce solo specialistica. Una decurtazione del 2% rispetto al passato, su cui però l’assessore Telesca aveva escluso effetti negativi, a cominciare dalle prestazioni agli utenti. «Restano intatte», aveva detto. Ma AssoSalute, presieduta da Claudio Riccobon, è di ben altro parere. Innanzitutto, a fronte della scelte della giunta, ha deciso di non sottoscrivere l’accordo. E non approva neppure le affermazioni dell’esponente della giunta Serracchiani, che definisce «trionfalistiche». «Gli accordi porteranno di fatto a disagi per gli utenti e alla progressiva chiusura di intere strutture in Friuli Venezia Giulia, come nel caso di Lab Nordest – fa notare Riccobon – con nuovi disoccupati di cui peraltro si sentiva molto il bisogno - ironizza - e tutto questo per 7 milioni di euro di risparmio, che davvero a fronte di 2 miliardi e 150 milioni di spesa per la sanità costituiscono un risultato eclatante, di quelli che fanno la differenza».

Una bocciatura netta, quella dell’associazione, che contesta «l’approccio di chiusura della Regione, che non ha minimamente preso in considerazione le questioni tecniche da noi sottoposte, e ha finora imposto tariffe in certi casi assurde non avendo effettuato prima alcuna seria analisi dei costi di produzione». Il lavoro dell’assessorato che fa riferimento a Telesca si sarebbe limitato «a copiare le tariffe del Veneto, per esempio, senza mutuarne però gli standard, creando in questo modo situazioni economicamente non sostenibili, che potrebbero portare alcuni privati a non erogare più certe prestazioni in accreditamento, con evidente penalizzazione dei cittadini più deboli».

Ci sarebbe, secondo quest’analisi, uno squilibrio nell’assegnazione dei fondi stessi. «L’accordo - aggiunge nel suo commento il presidente - danneggia le strutture aderenti ad AssoSalute Fvg e premia invece altri operatori. La Regione ha eliminato l’unico grande laboratorio privato accreditato, Lab Nordest, che nel giro di tre anni non potrà più servire prestazioni in convenzione con il Servizio Sanitario e che rappresenta una realtà di assoluta eccellenza». Struttura che, nel 2013, solo nella sede di Trieste ha gestito un totale di 50mila accessi, stando ai dati dell’associazione, molti dei quali con prelievo a domicilio. Servizio, questo, rivolto alle fasce più deboli della popolazione senza costi per la collettività.

«Come fa l’assessore a dire che, pur eliminando una realtà così, non cambierà nulla per i cittadini? - domanda AssoSalute -. È ben vero che in Regione intendono distribuire sul territorio l’attività di prelievo, ma sicuramente la struttura pubblica cui è demandata la gestione delle analisi non sarà in grado di mantenere gli stessi standard di efficienza e di servizio, a partire dai tempi di consegna dei referti, che invece Lab Nordest è in grado di garantire e che sono il motivo di un afflusso così ingente di pazienti». Tutto questo, conclude l’associazione datoriale, «alla faccia del principio di libera scelta del cittadino e di sano confronto tra erogatori. Si intraprendono percorsi in netta contraddizione con quanto è stato fatto in altre regioni».

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