Comitato per la Val Rosandra: inviate 10mila firme alla Ue

Il silenzio è rotto solo dal rumore dell’acqua che scorre lungo il torrente. Per il resto l’atmosfera è permeata da un senso di irreale. La valle, con le sue rocce bianche, assume le sembianze di un gigante spoglio e addormentato. Sono passati quasi due mesi dall’operazione della Protezione Civile denominata “alvei puliti”, ma nessuno, tra escursionisti, aficionados o semplici visitatori della Val Rosandra, ha ancora digerito quello che è accaduto. La sensazione, sostando sul ponte che attraversa il torrente, è quella di una mesta processione. Come se ognuno volesse, in qualche modo, portare il proprio saluto ad una persona cara che non sta bene. E’ il caso di Giorgio che, per la prima volta, ha voluto rendersi conto personalmente di quello che era successo. «Devo dire che arrivare fino a qui e guardare la valle così com’è adesso è un qualcosa che ti prende il cuore. E’ stato compiuto un vero e proprio atto di vandalismo». Insomma rabbia ed indignazione sono sentimenti ancora ben impressi nelle menti e nei cuori di chi ama questo territorio. A passeggiare ci sono ragazzi, coppie con gli amici a quattro zampe ed intere famiglie. Molti portano con sé una macchina fotografica, per poter raccontare a chi non ha la possibilità di vederlo con i propri occhi, come si presenta adesso la Val Rosandra.
Roby è appena rientrato con un gruppo di amici del Cai XXX Ottobre da una scuola di roccia e le parole che usa sono più che eloquenti. «Ancora oggi quando mi trovo a passare in quel punto, accelero il passo e scappo via di corsa, perché non riesco a capacitarmi di come sia potuta accadere una cosa del genere». C’è anche chi usa l’arma tagliente dell’ironia. «Davvero un bel lavoro, eccellente, fatto con i soldi pubblici. Complimenti a chi ha avuto questa idea». Giovanni invece la prende con maggior filosofia. «Purtroppo il danno è stato fatto e adesso non si torna più indietro. Semmai è il caso di guardare avanti e di cercare qualche rimedio». Daniel è un ragazzo di origini spagnole, che da dodici anni vive a Trieste, insieme alla moglie Annalisa e alla piccola Raquel. «E’ la prima volta che vedo quello che è stato fatto. Certamente si nota la grande incompetenza di chi deve prendere decisioni così delicate. Dispiace moltissimo per un ambiente stupendo come questo». Fabio è un esperto rocciatore, parcheggia lo scooter e si prepara all’arrampicata. «La sensazione che si prova è di profonda depressione. E’ stato brutalizzato un angolo di paradiso, rovinandolo con ruspe e bulldozer».
Non c’è solo la voce della gente comune, ma anche quella del Comitato per la Difesa della Val Rosandra, che continua a portare avanti la propria battaglia. Sono più di 10 mila le firme raccolte, che faranno parte dell’incartamento che a giugno sosterrà la denuncia di infrazione alla Commissione Europea a Bruxelles. «Siamo riusciti a scongiurare un altro intervento di pulizia nella valle che per il momento è stato sospeso – spiega Alessandro Severi, vice presidente del Comitato -. Adesso siamo fiduciosi che l’Unione Europea riconoscerà che quell’intervento non andava fatto e che di conseguenza imporrà all’Italia il ripristino di quell’area, che a quel punto non potrà mai più essere violata».
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