Commercio, no bipartisan alla riforma
Molti consensi alla proposta Rovis sulle aperture domenicali: stop alla bozza regionale
di Matteo Unterweger
di Matteo Unterweger

Paolo Rovis
Fermare la riforma regionale del commercio, mantendendo l’autonomia dei commercianti sulle aperture domenicali. Ed estendendo a tutta la provincia di Trieste la libertà decisionale concessa alle località turistiche e ai centri storici. La proposta Rovis, che mira a modificare la bozza Ciriani, raccoglie molti consensi da politici, consumatori e categorie. Ma ribadisce una prevalente diversità di vedute all’interno del centrodestra: da un lato la Regione, dall’altro il Comune di Trieste.
La posizione del forzista Rovis trova consensi in seno ad An: «Trieste è una città turistica, sarebbe un passo indietro dividerla in zone - osserva il vicesindaco Paris Lippi -. Se è legittima la richiesta dei dipendenti di poter passare le domeniche e i festivi con la famiglia, è altrettanto vero che la riduzione delle aperture potrebbe portare a licenziamenti dovuti alla diminuzione del volume di lavoro. Come me, la pensano anche l’onorevole Menia e il consigliere regionale Tononi. Dev’essere data libera facoltà di gestione, ma che sia accompagnata dal buon senso, venendo anche incontro ai lavoratori». Che, in soldoni, significa massiccio ricorso all’auspicata (da Rovis) turnazione. Le parole di Lippi, peraltro, seguono una direzione opposta a quella intrapresa qualche giorno fa dalla collega di partito Angela Brandi, capogruppo di An in Consiglio comunale.
«Noi siamo per le chiusure domenicali - dice dal canto suo Roberto Sasco (Udc) - e l’apertura a rotazione solo dei negozi che vendono generi alimentari nei centri commerciali. Possibili problemi conseguenti per la concorrenza della Slovenia? La questione riguarda i prezzi, non le aperture: spero nasca un consorzio tra i commercianti per controllarli». Favore alla controproposta Rovis anche dall’opposizione, per voce del capogruppo del Pd in Consiglio comunale, Fabio Omero: «La concorrenza slovena ci fa dire che è giusto correggere la scelta della Regione. Mi rendo conto delle motivazioni addotte dalle famiglie, ma credo che alla lunga si rischino posti di lavoro con un danno per le stesse persone».
Dal Consiglio regionale, arriva il pensiero di Sergio Lupieri (Pd): «Sarebbe stato certamente più opportuno che la bozza Ciriani fosse preceduta da una concertazione adeguata. La riforma regionale del commercio va contro lo sviluppo economico e turistico della città, tanto che è l’amministrazione comunale stessa a scendere in campo e chiedere a gran voce di non modificare la legge varata dalla Giunta Illy».
Il vicepresidente della Confcommercio di Trieste e «past presidente» dell’Associazione commercianti al dettaglio locale, Franco Rigutti, analizza così la situazione: «Posto che la liberalizzazione sulle aperture degli ultimi anni non ha sconvolto le economie di mercato della zona, credo si sia tutti concordi sulla valenza di Trieste come città turistica. Il numero di aperture domenicali previste dalla bozza Ciriani (29 all’anno, di cui quattro in dicembre, ndr) mi pare comunque sufficiente per soddisfare la componente turistica».
Rigutti torna poi anche sul dibattito dei saldi liberi, altro punto chiave delle modifiche alla legge regionale 29/2005 sul commercio che a fine mese verranno discusse in Consiglio regionale: «Forse bisognerebbe approfondire il significato del termine saldi, ovvero vendite di fine stagione. Quindi per un periodo determinato».
«Se da un lato è giusto tutelare il diritto dei dipendenti al riposo e a stare con i propri cari alla domenica - è l’opinione di Luisa Nemez, presidente dell’Organizzazione tutela dei consumatori -, dall’altro limitando le aperture festive, gli stessi nuclei familiari potrebbero trovarsi improvvisamente senza sostentamento per la mancanza di lavoro. Quindi, è bene che si lasci libertà di apertura, senza alcun obbligo e con un giusto ricorso ai turni».
Argomenti:commercio
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