I compagni di liceo su Paolo Utili: «Quell’ingegnere schivo e dall’umorismo sottile»
Il ricordo dei compagni di classe della sezione D dello scientifico Buonarroti. L’architetto Morena: «Era sempre serio». L’attore Franco Ongaro: «Ho sperato fino all’ultimo che si trattasse di un caso di omonimia»

Gli amici del liceo hanno pensato che doveva trattarsi di un caso di omonimia. Che quel ragazzo dalla folta zazzera, conosciuto tra i banchi dello scientifico Michelangelo Buonarroti potesse, mezzo secolo dopo la maturità – avvenuta nei turbolenti, vivacissimi anni Settanta: quelli delle manifestazioni e delle contestazioni – aver tentato di uccidere l’ex consorte pareva impossibile. E invece, poi, la realtà è rimbalzata cruda ieri mattina dalla chat della mitica “D”, con cui ancora i vecchi compagni di scuola si tengono in contatto. Di tanto in tanto, organizzando pure qualche cena a cui però, Paolo Utili, non era solito partecipare.
Francesco Morena lo aveva incrociato solo un paio di mesi fa: «Ho pensato lì per lì, che per lui gli anni praticamente non fossero passati: aveva mantenuto lo stesso stampo, la medesima fisionomia, risultava solo era un po’ ingrigito». Alto 1 metro e 75 centimetri, corporatura tarchiata, capelli ormai argento, Utili s’era intrattenuto in città col noto architetto, che sta ridisegnando il complesso Tonon in via Rossini e anche parti importanti di Trieste, parlando del più e del meno. «Chiaramente dopo il liceo, c’eravamo completamente persi di vista – spiega – e non sapevo nemmeno fosse sposato. Ero al corrente che nella sua vita professionale aveva fatto l’insegnante, questo sì. Però quando lo incontravo ci fermavamo regolarmente a parlare. Lo vedevo spesso in bici. Da ragazzo era uno tranquillo, serio. Forse troppo, col senno di poi. Ma aveva anche un sottile sense of humor, che mi piaceva». Morena è rimasto molto colpito dalla tragedia. «Mi sono chiesto se andrò al suo funerale, dopotutto si tratta di un tentato femminicidio, un fatto gravissimo, ma penso che lo farò – dice –. Non so cosa possa essergli passato per la testa in quei momenti, né posso azzardarlo. E in ogni caso non sta a me dirlo. Il mio ricordo si ferma alla scuola e mi restituisce una persona tranquilla, riservata. A vederlo sembrava un buono».
Di persona «mite, bonaria, ma introversa» parla anche Valentina Tortul, un’altra ex compagna della “D”. «Quando da giovani si usciva, partecipava sempre – riferisce – erano gli anni Settanta, quelli delle manifestazioni. Però non era una persona che si apriva, forse lo faceva di più coi ragazzi. Non parlava di cose troppo personali. Era un po’ chiuso». La notizia della morte del compagno di classe chiaramente ha provocato molto dispiacere, tra gli ex liceali, pure per il drammatico contesto. Il ragazzo che avevano conosciuto a scuola non combacia esattamente col settantenne protagonista della cronaca nera cittadina. «Anch’io ho sperato fino all’ultimo che si trattasse di un altro con lo stesso nome e non di lui – racconta Franco Ongaro, nuovo sior Anzoleto a Monfalcone, la maschera del Carnevale, pure lui nella mitica “D” – È tremendo. Cosa ci succede? Cosa accade, a un certo punto della vita, in noi? Perché reagiamo in certi modi? Potrebbe succedere anche a me, a un certo punto, di perdere l’equilibrio? Mi sono posto queste domande, dopo quello che è accaduto». «Erano anni – prosegue Ongaro, attore – che non lo vedevo. Lui era sempre un po’ distaccato, non partecipava ai nostri ritrovi. Se andrò al suo funerale? Sì, perché è comunque una persona. Come posso giudicare, io? Non me la sento. Ci andrò per commemorare quel ragazzo coi “pometti” rossi in viso e l’umorismo inglese». Passato il liceo, Utili s’era laureato in Ingegneria meccanica. Aveva intrapreso la carriera d’insegnante, al Pertini e poi, di ruolo, al Galilei di Gorizia. Faceva il pendolare, la spola tra Monfalcone e Gorizia. «Un uomo schivo, un prof vecchia maniera, solido». Viene descritto, così. Nella morte, il segreto della violenza esplosa in una gelida notte, ai primi di gennaio. —
Ti. Ca.
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