Condannato a un anno il nipote dell’ex sindaco In casa aveva un arsenale

SPALATO. Undici fucili automatici, due semiautomatici, 12 pistole, un proiettile di mortaio e 13 mila proiettili di vario calibro. Questo vero e proprio arsenale da guerra è costato al trentenne Josip Kerum una condanna a un anno di reclusione, verdetto emesso dal Tribunale comunale di Spalato.

Il giovane teneva tutte queste armi nella propria abitazione situata sull'isoletta di Bua (Ciovo), di fronte all'antica cittadina dalmata di Traù. La polizia, grazie ad una soffiata, era entrata in azione nell'estate del 2016, irrompendo nella casa del trentenne che è il nipote dell'ex sindaco di Spalato, Željko Kerum, essendo il figlio del fratello di quello che per quattro anni (2009–2013) è stato il primo cittadino della città di Diocleziano.

Josip è recidivo, con alle spalle già ben cinque condanne per violazione della legge sulle armi. Come se non bastasse, uno dei rampolli dei Kerum è giunto nell'aula del tribunale da una cella del penitenziario spalatino, dove sta scontando 12 mesi di carcere per una faccenda di droga. Infatti, tempo fa, era stato pizzicato dalla polizia spalatina mentre stava trasportando a bordo della sua auto ben 15 chili di marijuana. Durante il processo, Josip aveva dichiarato di avere svergognato la propria famiglia, chiedendo altresì protezione alla polizia: «Non sono un criminale. Avevo bisogno di denaro per pagare alcuni debiti e ho deciso di accettare la proposta di trasportare la droga. Me ne pento amaramente», aveva detto alla corte.

La detenzione di sostanze stupefacenti e relativa condanna gli ha costituito un’aggravante, con il suo avvocato che ha annunciato il ricorso in appello. Oltre alla sentenza di condanna, Kerum dovrà pagare 30 mila kune, sui 4 mila euro, di spese processuali e per le perizie balistiche. È stato appurato che il trentenne possedeva in modo illecito anche una mitragliatrice Hekler&Koch, che vanta un’alta potenza di fuoco, come pure diversi cellulari trasformati in detonatori.

Kerum ha dichiarato in sua difesa di avere ricevuto diverse armi dal nonno che aveva combattuto durante la Seconda guerra mondiale. «Ammetto le mie colpe. Dovevo legalizzare fucili e pistole oppure donarli ad un qualche museo. Le perizie hanno dimostrato che con queste armi non si e’ sparato da decenni», ha tentato di giustificarsi. —

A.M.

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