Condannato il presidente del Tc Grado

Quattro mesi a Mesce per illecite condotte nell’emissione di due fatture. Il legale: «Sentenza incomprensibile»

GRADO. Il presidente del Tennis club di Grado, Cesare Mesce, è stato condannato dal Tribunale di Gorizia (giudice Clocchiatti) a quattro mesi di reclusione per illecite condotte nell’emissione di due fatture. È stato invece assolto per l’emissione di una terza fattura perché il fatto non costituisce reato. Il difensore di Mesce, avvocato Giovanni Di Lullo, ha annunciato ricorso. La vicenda riguarda l’organizzazione dell’edizione del 2011 del torneo internazionale femminile di tennis che si svolge ogni anno a Grado. L’inchiesta aveva preso le mosse da una segnalazione della Camera di commercio alla Guardia di finanza. La Cciaa, a cui il Tc Grado aveva chiesto finanziamenti per un importo complessivo di 50mila euro, aveva riscontrato delle anomalie sulle fatture prodotte dall’associazione presieduta da Mesce. Tre i casi indagati. Una fattura da 8400 euro rilasciata dalla società Idrogas di Monza per la fornitura di quattro gazebo. La Cciaa aveva verificato l’inesistenza della società. La seconda fattura di 2000 euro era stata rilasciata per il pagamento di una collaboratrice, che ha invece spiegato di aver ricevuto dal direttore sportivo Stefano Picech solo 400 euro. La terza fattura, quella per cui Mesce è stato assolto, riguardava il pagamento della prestazione offerta da un socio del Tc che, in quanto socio, non avrebbe avuto titolo a riscuotere. «Una condanna di quattro mesi per una cosa del genere non sta né in cielo né in terra, è incomprensibile» la posizione dell’avvocato Di Lullo, che nel preparare l’appello farà riferimento a quello che a suo dire è un errore del capo di imputazione. Secondo Di Lullo si sarebbe dovuto procedere nell’alveo di quanto previsto dall’articolo 316ter del codice penale (indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato) giudicabile da una giuria collegiale e non dal giudice monocratico. La camera di consiglio è stata molto breve segno che il giudice Clocchiatti aveva già ben chiara la verità processuale. Nella deposizione spontanea proposta nella penultima udienza Mesce aveva raccontato al giudice di essere un uomo onesto, lavoratore che si è messo con entusiasmo a disposizione dell’associazione sportiva Tennis club Grado senza avere tuttavia competenze specifiche nel campo dell’amministrazione.

Al di là delle responsabilità penali di Mesce che verranno sviscerate in appello, l’esito processuale crea evidentemente preoccupazione tra i dirigenti di associazioni sportive dilettantistiche, schiacciati da mille responsabilità. Mesce aveva anche fatto cenno al fatto di essersi sempre fidato dei propri collaboratori, anche quando gli sottoponevano la firma di qualche atto amministrativo. (ro.co.)

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