Crisi dell’Uljanik i cinesi: non solo navi nei due stabilimenti

La delegazione di Csic si è detta interessata a diversificare la produzione. Il ministro Horvat: puntano a progetti nuovi



Parola d' ordine: diversificare la produzione. È il segnale inviato dai potenziali partner cinesi alle direzioni dei cantieri navali Scoglio Olivi di Pola e Tre Maggio di Fiume che compongono il Gruppo Uljanik, così come al governo croato.

Dopo Pola, l’altro ieri la delegazione di Pechino ha visitato lo stabilimento di Fiume. E in entrambe le tappe gli esponenti del China Shipbuilding Industry Corporation (Csic, il cantiere navale numero 1 nel Paese asiatico) hanno fatto presente che la cantieristica navale non sarebbe l'unica opzione, qualora Csic decidesse di investire nei due stabilimenti salvandoli così dal fallimento. A confermare questo scenario ai giornalisti è stato il ministro croato dell'Economia, Darko Horvat, facendo il punto all'aeroporto zagabrese Tudjman da dove la delegazione è ripartita verso la Cina. «Dopo gli incontri nella sede del governo, a Pola e a Fiume posso manifestare un cauto ottimismo – ha commentato Horvat – stiamo parlando di un'azienda che ha un valore di 63 miliardi di dollari e conta 150 mila occupati: i suoi massimi dirigenti sono hanno ascoltato con attenzione le nostre proposte. Non si sono sbottonati più di tanto», ha precisato il ministro, ma hanno lasciato «intendere che nei due stabilimenti potrebbero venire avviate altre attività, non solo quelle legate alla costruzione di navi».

Horvat non ha specificato di quali settori potrebbe trattarsi, limitandosi ad aggiungere che la Csic - oltre a costruire navi civili e militari - produce motori diesel, accumulatori, sezioni d'acciaio, macchinari portuali e per la lavorazione del tabacco e altro ancora. Del resto, «il colosso cinese incamera dalla cantieristica navale solo il 20% delle entrate complessive». E ancora, «nessuno di noi al governo si illude che se l'affare andasse in porto i cinesi finanzieranno quanto resta ancora da fare per completare le navi in via di costruzione nei due cantieri. A loro interessano progetti nuovi. Il governo ha comunque ribadito ai cinesi come la cantieristica navale resti l'opzione futura maggiormente appetibile per noi. Tra qualche settimana, hanno confermato, arriverà una risposta definitiva dalla Cina», ha chiuso Horvat.

Resta da vedere cosa decideranno i tribunali commerciali di Pisino e Fiume questo mese sull’avvio o meno della procedura fallimentare a carico di Scoglio Olivi e Tre Maggio. Finora i due tribunali hanno deciso più rinvii, concedendo tempo ai cantieri altoadriatici. Juraj Šoljic, presidente del Comitato sindacale per la salvezza del Tre Maggio e rappresentante dei lavoratori al Comitato di controllo del cantiere, ha dichiarato che gli operai fiumani non avrebbero nulla in contrario se a Fiume si desse il via ad altri tipi di produzione: «Abbiamo lavoratori d'alto profilo, pronti a essere riqualificati pur di restare al Tre Maggio. Speriamo che la delegazione cinese abbia capito la nostra situazione e le qualità dei lavoratori».

Il vice ministro dell'Economia Zvonimir Novak, quanto al Tre Maggio, ha detto che ora il problema sta nel tempo a disposizione, aggiungendo di avere avuto l'impressione che la puntata a Fiume abbia avuto sulla delegazione cinese «un impatto positivo». —



Riproduzione riservata © Il Piccolo