Croazia, crescono i suicidi tra i reduci della guerra

ZAGABRIA. Sono passati oramai vent’anni dalla fine della Guerra patria (1991-1995) ma in Croazia la cosiddetta “sindrome del Vietnam” continua a mietere vittime tra i reduci.
I numeri contenuti nella ricerca finanziata dall’Ufficio della Città di Zagabria per i difensori e condotta da Zoran Komar ed Elvira Koic con l’assistenza dello psichiatra Herman Vukušic sono impressionanti. Alla ricerca ha partecipato anche il ministro dei reduci della Croazia, Predrag Matic che ha consentito agli studiosi di accedere ai dati ufficiali necessari alle loro ricerche.
Dallo studio si evince chiaramente che i difensori-reduci costituiscono la fascia sociale più vulnerabile della popolazione croata. A loro volta gli invalidi di guerra, come scrive anche la Voce del popolo, rappresentano la categoria di reduci più a rischio.
Dicevamo dei numeri, dal 1991 alla fine del 2014 i reduci che si sono tolti la vita in Croazia sono complessivamente 2.734. Il maggior numero dei suicidi è stato rilevato nella capitale Zagabria con 320 persone che si sono tolte la vita di cui quattro donne.
La Regione di Bjelovar e della Bilogora, invece, si è aggiudicata il triste primato di suicidi di reduci in rapporto alla popolazione complessiva.
Ma il fatto ancor più preoccupante è che, come rilevato da Zoran Komar, a differenza della popolazione civile, nella quale negli ultimi 15 anni il numero di quanti si sono tolti la vita è aumentato. E lo studioso teme che il trend possa ancora aumentare.
A comprovare questa triste previsione sono, ancora una volta, i numeri. Tra il 1991 e il 1996 i difensori che si toglievano la vita erano in media cento all’anno. Oggi la media dei reduci che scelgono il suicidio è lievitata a 150 all’anno, in pratica un suicidio ogni tre giorni.
La situazione sociale ed economica dei reduci in Croazia è molto difficile. Ricordiamo la protesta di qualche tempo fa durata mesi quando i grandi invalidi si accamparono in tende davanti alla sede del ministero dei Reduci a Zagabria per protestare contro la scarsa attenzione dedicata dal governo alla condizione di chi si era immolato per la difesa della patria.
Le pensioni sono minime e non permettono una vita dignitosa a chi ha combattuto. C’è poi la questione del reinserimento sociale assolutamente non facile in una società che dal 2008 a oggi sta vivendo una pesantissima crisi socio-economica. Insomma un mix decisamente “esplosivo” per chi, invece, avrebbe bisogno di assistenza sia economica che medica per riuscire a “esorcizzare” quei fantasmi di guerra che ancora turbano le sue coscienze.
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