Croazia, Sanader condannato a 6 anni: maxi mazzetta nell’affare Ina-Mol

All’ex premier 10 milioni dal colosso magiaro per assicurarsi la scalata del gruppo di Zagabria. Due anni al Ceo di Budapest 

ZAGABRIA. Un’altra pietra tombale sulle opere e su una carriera politica già da lungo tempo andata in rovina. È quella che è stata posta ieri, sebbene non in via definitiva, sulle spalle dell’ex premier conservatore croato Ivo Sanader, condannato in primo grado da un tribunale di Zagabria per un caso delicato e complesso, che per più di un decennio ha condotto in rotta di collisione Croazia e Ungheria, tra accuse incrociate, scandali, processi e arbitrati.

Parliamo dell’affaire “Ina-Mol”, rispettivamente le sigle del colosso croato dell’energia e del suo omologo magiaro.. La Mol ungherese, dopo varie scalate intraprese nel 2003 e nel 2008, riuscì nel 2009 ad assumere il controllo di una quota prossima al 50% del pacchetto azionario dell’azienda petrolifera di Zagabria, lasciando allo Stato croato soltanto il 45% circa delle azioni.

Secondo i giudici croati, tuttavia, almeno una tappa delle operazioni di scalata di Ina da parte di Mol sarebbe stata macchiata dal comportamento illegale dello stesso Sanader. La Corte ha stabilito infatti ieri che il coimputato al processo – mai presentatosi in aula perché accusava i giudici di avere ordito un procedimento politico – avrebbe pagato una super-mazzetta a Sanader, per essere certo che il governo di Zagabria non intralciasse l’operazione.

Il coimputato in questione risponde al nome di Zsolt Hernadi, e non è una figura secondaria, bensì il presidente del consiglio di amministrazione di Mol. Secondo i giudici, sarebbe stato Hernadi a passare a Sanader una mega-bustarella da dieci milioni di euro, quale dazio da pagare per assicurarsi che la compagnia magiara non avesse difficoltà a ottenere dal governo il pacchetto di controllo di Ina.

«Da alto funzionario dello Stato, Sanader ha messo a rischio interessi economici vitali della Croazia», ha pronunciato nella sua arringa il procuratore Tonci Petković: una posizione condivisa dai giudici, che hanno condannato l’ex premier croato ai tempi in quota Hdz a sei anni di reclusione, mentre al manager magiaro è stata comminata una pena di due anni di carcere.

Oltre a Hernadi era assente ieri anche Sanader, che non ha ascoltato la lettura della sentenza per motivi di salute. L’ex primo ministro è al momento detenuto in carcere a Zagabria, dopo essere stato condannato per altri fatti criminosi. Lo scorso aprile era stato infatti ritenuto colpevole per un altro caso di corruzione e condannato a sei anni e mezzo di galera. Nel 2018, un’altra condanna era arrivata per corruzione e abuso di potere nell’ambito di una vicenda risalente ai tempi del conflitto, con l’ex premier che era stato bollato come «profittatore» di guerra dalla giustizia croata.

Sanader era stato condannato a otto anni e mezzo anche per il caso Ina-Mol già nel 2012, ma la prima sentenza era stata annullata nel 2015 per motivi procedurali dalla Corte suprema croata, che aveva ordinato la ripetizione del processo. Anche contro la sentenza di ieri sarà presentato appello.

Nel frattempo, Mol ha ribadito la propria «delusione» per la condanna di Hernadi e ha ricordato inoltre che nel 2017 una corte d’arbitrato Onu aveva stabilito che non c’erano sufficienti prove di condotte corruttive nella questione Ina-Mol. Di certo, la vita – e gli affari – vanno avanti. Lo conferma la decisione del colosso magiaro di investire comunque 600 milioni in una raffineria presso Fiume. E le strategie di Mol verso Ina non cambiano, è la rassicurazione arrivata ieri subito dopo la sentenza. 

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