Dai falò in mezzo al bosco al centro vaccini «Noi scout in campo al servizio degli altri»

Orgoglio, ansie e speranze dei volontari del gruppo laico Cngei impegnati in Porto vecchio nell’accoglienza 
Francesco Cardella

le storie



Hanno momentaneamente accantonato i falò e le attività a contatto con la natura, dirigendo il loro impegno al “cuore” di una delle priorità del momento. Sono in tutto 24 gli scout triestini scesi in campo in veste di volontari nelle operazioni in corso al centro vaccini allestito alla Centrale idrodinamica in Porto vecchio. Fanno parte del gruppo Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori italiani), il gruppo di estrazione laica dello scoutismo nazionale e che a Trieste vanta ben un secolo di vita, attivo lontano dagli scenari classici della natura, peraltro, sin dal 1916, nel corso della Grande Guerra, quando supportò il trasporto dei feriti sul campo.

Il loro campo ora è Porto vecchio, abitato a turni di sei ore e con almeno sei volontari impegnati per volta: una presenza dettata da una convezione con il Comune e l’Asugi e che si traduce in una fase di accoglienza e di verifica preliminare delle documentazioni atte al vaccino anti- Covid: «La promessa scout è un impegno a vivere coerentemente con i nostri valori – sottolinea Marco Possanelli, uno dei volontari Cngei e portavoce del gruppo di Trieste – e mettersi al servizio per noi è un passo naturale. Servire il prossimo è infatti uno dei modi più belli per sentirsi parte della comunità in cui si vive, e lo si può fare anche con piccoli gesti o con piccole buone azioni».

Qui a dare l’esempio è pure il presidente, il cinquantaseienne Antonio Caporaso. «Si tratta di un’azione di solidarietà che sentivamo molto e che ci impegna anche dal punto di vista fisico», ammette: «La fatica tuttavia è ripagata dai molti “feed back” che riceviamo dagli anziani, fatti di molta umanità. Questo ci fa crescere molto, è uno scambio continuo che ci dona anche particolari emozioni».

Diverse sono anche le donne in divisa scout che hanno aderito alla missione anti-Covid. Tra queste Simonetta Copetti, professione logopedista, innamoratasi del mondo scout attraverso la figlia e ora tra le più presenti: «Nel mio lavoro da logopedista mi confronto con realtà formalmente lontane dal mio stato – spiega – mentre qui viviamo gli stessi timori, le stesse ansie e le medesime speranze. Io stessa sono vaccinata e sono ancor più partecipe a questa attività, fatta non solo di accoglienza ma di dialogo e attenzione alle fragilità».

Già, le fragilità da soccorrere. È stato l’appello che ha coinvolto da subito pure Irene Saba, 44 anni, scout da oltre 30, attualmente in cassa integrazione ma convinta dell’importanza di un impegno personale in chiave sociale, specie di questi tempi: «Non ho avuto esitazioni – afferma decisa – perché tutti vogliamo vedere la fine del tunnel. Così rendermi utile è stato naturale. Molte persone sono convinte del vaccino, altre magari covano delle incertezze. Proprio per questi è necessario essere presenti e utili, per cercare di sgravarli dalle paure del momento».—



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