Dal debutto isontino all’escalation: 200 giorni di convivenza col virus

Il 29 febbraio la scoperta del primo ammalato: un goriziano dipendente di Hera. Il 7 marzo la prima vittima, una donna di Trieste. Poi il lockdown, le ordinanze restrittive della Regione, l’incubo terapie intensive e la polemica sulla nave Covid 
Foto BRUNI Trieste 11.03.2020 Emergenza Covid 19--ore 18, COIN chiude
Foto BRUNI Trieste 11.03.2020 Emergenza Covid 19--ore 18, COIN chiude

TRIESTE In Friuli Venezia Giulia una sera di sabato di un giorno mai banale: il 29 febbraio. Un breve comunicato dell’agenzia di stampa della Regione informa della positività di un goriziano «a entrambi i tamponi faringei previsti dal protocollo». Aggiunge che i campioni «sono stati inviati all’Istituto superiore di sanità» e assicura che «il paziente è stato posto in quarantena».

Il 3,6% di chi fa il test si scopre positivo. Nel resto d’Italia è malato solo il 2,6%


Tamponi e quarantena. Ma anche dispositivi di protezione individuale, distanziamento interpersonale, faq, autocertificazione, test sierologico. Sono le parole della pandemia entrate nel linguaggio comune di un’epoca da “nulla sarà come prima” tra mascherine, guanti, liquido igienizzante sulle mani, abbracci e baci negati. Da quel primo caso, che ha coinvolto un lavoratore del gruppo Hera, sono passati 200 giorni pieni di tutto, pur in una regione in cui i numeri del contagio sono sempre stati bassi, molto più che nel vicino Veneto e nel resto del Nord.

Una piccola Vo', il focolaio, assieme a quello di Codogno, che inizia a sconvolgere l’Italia il 21 febbraio, sembra poter diventare, a inizio marzo, Remanzacco. Non sarà fortunatamente così, ma il virus, come una pallina da flipper, rimbalza nel municipio del piccolo paese a metà strada tra Udine e Cividale. Lo ha trasmesso la moglie di un assessore comunale, giorni prima presente a un convegno di agronomia nell’ateneo friulano. Incroci casuali: in quella sede c’è un uditore piemontese che, al rientro a casa, ha qualche sintomo, fa il test e lo trova positivo. Accadrà lo stesso a Trieste e a Praga, dove risiedono altri partecipanti a quel convegno. Il focolaio e le sue diramazioni.

Per contenere il rischio serve limitare gli spostamenti. Massimiliano Fedriga, il governatore, insiste da subito con Roma per la chiusura delle scuole. Sergio Bini, assessore alle Attività produttive, sospende il 9 marzo gli impianti sciistici, una settimana dopo il lancio di una campagna promozionale di fine stagione. È l’anticamera del “lockdown”, che inizia anche in Fvg, il 10 marzo, il primo di 69 giorni di una “fase 1” che entrerà nei libri di storia. Una decina di giorni dopo Fedriga aggiunge ulteriori restrizioni, compreso il divieto di passeggiata e attività sportiva. Si può andare solo a lavorare, chi può, a fare la spesa, in farmacia, in edicola. Perché il virus colpisce decine di persone al giorno, soprattutto gli anziani, quelli più fragili delle case di riposo.

Nella sera del 6 marzo una ottantasettenne ospite di “Casa Serena” viene ricoverata per una perforazione intestinale al Cattinara, dove emerge pure una polmonite interstiziale da Covid-19. La signora muore la mattina dopo, è il primo decesso in regione. Sono le settimane più dure. Il 25 marzo si contano 147 nuovi positivi di giornata, il dato più alto. Il 29 marzo gli ospedali Fvg curano 236 persone nei reparti delle malattie infettive e altre 61 in terapia intensiva. Il 20 aprile, una settimana dopo Pasqua, si registrano 14 vittime.

La Regione lavora su due fronti. Da un lato l’aspetto sanitario con la distribuzione, inizialmente faticosa, delle mascherine, l’incremento dei posti letto per malati gravi, la complicata gestione delle case di riposo, in particolare quelle promiscue a Trieste, una voce che pesa sui numeri della pandemia per almeno un terzo. Dall’altro quello economico, con una giunta che è costretta a congelare la legge SviluppoImpresa per la positività in aula del consigliere Igor Gabrovec, e immediata chiusura di piazza Oberdan, ma rilancia tra l’altro con interventi di contenimento degli affitti d’impresa e con contributi a fondo perduto. Non mancano attriti sul caso della nave, la Gnv Allegra che la maggioranza (senza poi riuscirci) vorrebbe fare approdare in porto per isolare gli anziani contagiati, ma lo scontro politico, inevitabilmente, si ridimensiona. C’è da dare una mano all’economia e da tenere sotto controllo l’infezione. Quasi nessuno contesta le ordinanze, quasi trenta, della presidenza. Anche perché i numeri rimangono sostanzialmente sotto controllo, con una ripresa da agosto, ma senza carichi sul Ssr. A 200 giorni dal 29 febbraio si convive con il virus. Con la sensazione, almeno, di una ritrovata libertà. —



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