Debora “premia” Saro con l’incarico in Paritetica

TRIESTE. Ferruccio Saro, di nuovo, presidente della Paritetica? Se ne parla, lo ammette per primo il diretto interessato. Ma è sempre lui a ridimensionare le voci: «Non so se ci sia questa intenzione, nessuno me l’ha chiesto». A chiederglielo, eventualmente, potrebbe essere il nuovo corso al governo della Regione. L’ex senatore del Pdl, per la prima volta da quando ha iniziato la sua attività politica, è escluso da tutto. Fuori dal Parlamento, fuori dal Consiglio regionale. Ma è difficile pensare che uno come lui si possa rassegnare alla pensione. E non stupisce dunque che da giorni Saro e la Paritetica vengono accostati.
La sua esperienza potrebbe tornare utile in un ruolo già rivestito una decina d’anni fa. Ad alcuni il riconoscimento a Saro della Paritetica (che si dice interessare anche all’ex presidente del Consiglio regionale Alessandro Tesini) parrebbe in realtà una sorta di “ricompensa” del centrosinistra per chi, nelle settimane calde della campagna elettorale, ha tolto il suo appoggio naturale al centrodestra e a Renzo Tondo. In rotta di collisione con il partito, decisamente favorevole alla larghe intese, vicino ai “montiani”, Saro non ha infine nascosto una certa sintonia con Debora Serracchiani. Assieme all’amico Roberto Antonione si è anzi esposto in maniera esplicita. Una sorta di resa dei conti nei confronti di un Pdl con cui non è mai andato troppo d’accordo.
Il ruolo della Paritetica, la commissione Stato-Regione in cui vengono negoziati autonomia e poteri per il Friuli Venezia Giulia, assumerà rilevanza crescente in una fase delicata per la specialità. A Serracchiani non dispiacerebbe affidarsi a un politico di sicura conoscenza della materia. Lo farà davvero? Convincerà i dubbiosi all’interno della maggioranza? Non resta che attendere, anche se c’è già chi assicura di aver visto la presidente della Regione a cena con Saro la scorsa settimana a Udine.
L’ex parlamentare fu iperattivo presidente della Paritetica all’inizio degli anni 2000. Conquistò caserme e beni demaniali, ferrovie, strade ed energia. Ma pagò il fatto di aver combattuto la leghista Alessandra Guerra in campagna elettorale, favorendo con la sua lista civica le condizioni per la sconfitta del centrodestra nella sfida con Riccardo Illy. E a inizio 2004 si vide sottrarre l’incarico da Enrico La Loggia, allora ministro degli Affari regionali, che chiamò Giulio Camber alla guida di una commissione già rinnovata con l’ingresso dei componenti regionali Marzio Strassoldo, Renzo Travanut e Franco Richetti. Il decreto fu un ulteriore segnale della nuova guardia forzista, quella che, con i «diarchi» Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto, ridisegnò la mappa del potere azzurro in Friuli Venezia Giulia designando Vanni Lenna coordinatore regionale e punendo Saro, ritenuto «colpevole» della debacle elettorale. Era un posto, quello di Saro, che inseguirono in tanti: Pietro Fontanini, Giovanni Collino, Angelo Compagnon, Danilo Moretti. E invece finì nelle mani di Camber. Adesso, nove anni dopo, quello stesso posto potrebbe ritornare a Saro. Nell’ennesima “magata” della sua carriera.
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