Delbello: «Un asilo all’ex dispensario Tutti i bimbi in città»

Tiziana Carpinelli
Quando Fabio Delbello, già assessore all’Istruzione, già presidente della massima assise, già consigliere provinciale, guarda dai banchi dell’opposizione ai dati progressivamente in escalation dei flussi migratori maturati negli ultimi anni, un fenomeno di natura economica strettamente annodato all’attività della principale azienda monfalconese, cioè il cantiere navalmeccanico di Panzano, ammette con franchezza: «Su questo tema nessuno è in grado di pianificare, programmare e governare. Una questione che sta travolgendo il Comune e la città con effetti assolutamente inaccettabili, nel quadro di una più generale incapacità del Paese tutto di attuare una governance dell’immigrazione straniera che è lasciata alla spontaneità del libero mercato».
I riverberi, di un «eccezionale surplus migratorio» che prosegue da vent’anni e che «negli ultimi tre ha subìto un processo di ulteriore accelerazione», di pari passo all’impennata di commesse della Fincantieri, dove la fetta maggiore di manodopera che quotidianamente varca la soglia della grande fabbrica viene attinta da appalto e subapplato, registra una statistica, in questo caso per il Pd, non confutabile: «Oggi a fronte di un figlio, in fascia 3-6 anni, di famiglie italiane ce ne sono tre o quattro di nuclei stranieri».
Ma il distacco dell’analisi non soverchia l’intento propositivo, ché il problema degli asili e delle scuole primarie è ben presente nell’agenda politica democratica: in attesa dei restauri (tradotto: Collodi e asilo di via delle Mandrie) «è indispensabile – sempre per Delbello – avanzare proposte alternative», al fine di mettere in atto una linea che «permetta di accogliere il maggior numero di piccoli nelle strutture cittadine», dato che una parte ora è esclusa per carenza di posti e indirizzata su vicini territori, con supporto dello scuolabus.
«Un’ipotesi – spiega il consigliere dem –, da percorrere in collaborazione con gli istituti e l’associazione, potrebbe essere l’utilizzo temporaneo dell’edificio che attualmente ospita il Centro di aiuto alla vita fino al superamento dell’emergenza, cioè nel lasso di un anno circa. Ora il Centro, collocato nel discreto edificio dell’ex dispensario, è aperto quattro ore alla settimana: il martedì dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 16 alle 18». Sì, ma della struttura nel frattempo che ne sarebbe? «Una collocazione provvisoria, in un qualsiasi edificio scolastico – suggerisce Delbello – sulla base di un accordo tra l’amministrazione e i due istituti comprensivi, non inficerebbe l’apprezzata e unica nel suo genere, attività. Maggioranza e opposizione potrebbero sottoscrivere un impegno solenne a far rientrare il Centro nella sua sede dopo l’apertura della scuola dell’infanzia del rione Romana. Sarebbe, mi sia consentita un’espressione consona all’ambiente cattolico, una scelta “profetica” perché a favore dei più deboli». Il consigliere ha presentato sul punto anche un’interrogazione, per «evitare che tra qualche anno arrivi alle primarie un cospicuo numero di alunni non italofoni». Dopotutto «la situazione dell’edilizia scolastica allo stato è quella del 2016 ed è prevedibile che l’emergenza durerà ancora un bel po’».
Il dem ha riflettuto sul fenomeno dei flussi migratori nel corso degli anni e snocciola i dati sintetizzati e raccolti: «Se nel 2016 gli stranieri erano 5.817, nel 2017 salivano a 6.176 e nel 2018 a 6.765. Tra questi i bengalesi erano 1.965 nel 2016, 2.249 nel 2017 e 2.649 nel 2018. Riassumendo: nel 2012, con la giunta di centrosinistra, i residenti stranieri a Monfalcone erano 4.534, di cui 1.681 bengalesi, a fine 2019 gli stranieri erano 7.325, di cui 3.290 bengalesi». «Analiticamente – prosegue – nel 2013 l’incremento è stato di 553 stranieri, di cui 58 bengalesi, nel 2014 di 430 e 127, nel 2015 di 259 e 79, nel 2016 di 41 e 20; mentre nel 2017 di 359 e 284, nel 2018 di 589 e 400, nel 2019 di 560 e 641, fin qui numero annuo record». «Nel 2016 – termina –, alla conclusione del mandato dell’ultima giunta di centrosinistra, gli stranieri erano arrivati a 5.817, di cui 1.965 bengalesi: quindi, teoricamente partendo dal 1998, una media incrementale di 323 unità all’anno. Nel corso del biennio 2017-2018 gli stranieri, con l’attuale maggioranza di destra al Comune, sono aumentati e hanno raggiunto la quota 6.765, di cui 2.649 bengalesi: quindi, togliendo gli arrivi precedenti, un incremento effettivo medio annuo di 474 unità». —
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