Gorizia dice addio all'ex collegio "Fabio Filzi": via alla demolizione per nuovi alloggi e impianti sportivi
Iniziato l’abbattimento dopo un iter burocratico particolarmente tormentato e durato anni, ci vorranno 90 giorni per completare tutto. Per il cantiere 10,4 milioni di euro

E venne il giorno della demolizione. Venerdì, alle 11.30 precise, gli operai sono entrati in azione nel rione della Campagnuzza per procedere con l’annunciato abbattimento dell’ex convitto “Fabio Filzi” in via Pola 5, una struttura che ha contrassegnato la storia della città.
«Un momento importante», la sottolineatura del presidente di Ater Gorizia Daniele Sergon, presente nel momento in cui il possente escavatore ha iniziato il suo lavoro. «Siamo riusciti a sbloccare un intervento dall’iter tormentato. Però, non siamo qui a festeggiare perché siamo consapevoli che sparirà un edificio storico della città. È altrettanto innegabile che non c’erano alternative di sorta perché il degrado era avanzato e ogni tipo di ristrutturazione sarebbe stata anti-economica».
Per completare la complessa operazione demolitrice ci vorranno, da contratto, novanta giorni.
Dal collegio agli alloggi convenzionati
Lì sorgeranno 12 alloggi di edilizia convenzionata «che copre quella fascia grigia della popolazione che non ha i titoli per accedere all’edilizia sovvenzionata ma non riesce nemmeno, economicamente, a rivolgersi al libero mercato», dettaglia ancora Sergon.
Non solo. Il progetto, che si sviluppa in due fasi, prevede la realizzazione di una palestra conforme agli standard Coni (con una superficie di 995 metri quadrati) oltre a un campo di calcio a cinque di 500 mq con tribune dotate di posti a sedere. L’impianto sarà aperto alla vicina scuola elementare di via Zara e disponibile per attività sportive pomeridiane.
L’area residenziale godrà di un accesso veicolare indipendente: l’edificio si svilupperà su tre piani per un’altezza di 9,7 metri e una volumetria di 3.900 metri cubi. Il progetto prevede riscaldamento centralizzato, pannelli fotovoltaici e ascensore.
La volontà dell’Ater e del Comune di Gorizia (si tratta di un intervento in “tandem”) è quella di andare a creare un polo di aggregazione in una zona periferica della città, capace di offrire servizi a generazioni diverse riducendo al minimo i costi di gestione e l’impatto ambientale.
L’iter tortuoso
Ad un certo punto, si era addirittura persa traccia dell’intervento, tant’è che più di qualcuno iniziava a affermare (pure in Consiglio comunale) che, probabilmente, l’intervento sarebbe rimasto sulla carta.
Tutto derivava dal fatto che stava passando troppo tempo dalla fase progettuale alla fase realizzativa e, nel mezzo, c’erano state tante novità che ovviamente andavano contemplate e inserite nelle carte. «In effetti, il percorso è stato tutt’altro che lineare e rapido», ammette il presidente dell’Ater.
Se sfogliamo le pagine di cronaca di qualche tempo fa ci si imbatte nella notizia che l’ex Iacp (parliamo di parecchi anni orsono) aveva prefigurato un futuro da “casa dello studente” per l’ex collegio: un progetto che, però, non ha mai preso il volo ed è stato rispedito nei cassetti.
Dell’intera progettualità si sta occupando l’Ater di Gorizia che sta lavorando a braccetto con il Comune per portare a casa il risultato che, a questo punto, è a portata di mano: rimettere in sesto un’area in cui il degrado era l’unico inquilino. «Devo dire», disse mesi fa lo stesso numero uno dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale, «che è il Comune ad essere stato l’artefice dello sblocco dell’operazione. Ovviamente, come Ater, stiamo facendo in modo di non deludere le aspettative».

I costi dell’operazione
Il finanziamento sul tavolo non lascia, certamente, indifferenti perché parliamo di un costo complessivo di 10,4 milioni di euro, di cui circa 7,1 destinati ai lavori e 3,3 alla demolizione vera e propria, oltre alle cosiddette “somme a disposizione”.
Da rammentare che i lavori avvengono pressoché in contemporanea con l’altro abbattimento in atto che riguarda l’ex ospedale civile di via Vittorio Veneto con tutto il corollario di proteste e mal di pancia.
Tornando a via Pola, il progetto affonda le radici nel 2016, quando l’area fu inclusa nel Programma straordinario per la riqualificazione urbana e la sicurezza delle periferie delle città, approvato con il decreto 25 del maggio 2016. Un finanziamento importante che tuttavia aveva subito un lungo rallentamento. Ora, in accordo con il Comune di Gorizia, si è trovato il passo giusto per portarlo a compimento.
Ovviamente, sarà cura dell’Ater di Gorizia, di vigilare affinché i tempi di completamento della demolizione avvengano rispettando il cronoprogramma, in maniera tale da non accumulare altri ritardi o intoppi.
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