Febbre Dengue, due casi a Trieste e uno a Gradisca: scattano i protocolli di sorveglianza

Asugi: «Rientrati da viaggi all’estero, infezioni non correlate». Nessuna disinfestazione in programma

Maria Elena Pattaro

Tre casi di Dengue in tre giorni: due accertati a Trieste e un altro, in fase di accertamento, a Gradisca d’Isonzo. A contrarre l’infezione sono state persone rientrate da viaggi all’estero, da zone in cui il virus è considerato endemico. «Casi importati», dunque. E «non correlabili tra loro», come riferisce l’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina (Asugi) in una nota diffusa nel pomeriggio, dando conto delle segnalazioni riscontrate mercoledì e venerdì. La diagnosi ha fatto scattare i protocolli di sorveglianza sanitaria.

«Come da Piano regionale 2025-2026 si è provveduto a effettuare quanto di competenza ai fini della sorveglianza, della prevenzione e del controllo dei casi umani di Dengue – afferma Asugi –. Visto il contesto stagionale, non verrà effettuato il controllo straordinario dei vettori, usualmente indicato nel periodo di maggiore attività delle zanzare, ovvero durante la stagione estiva e all’inizio dell’autunno». Detto in altri termini: niente disinfestazioni, visto che in questi mesi la popolazione di insetti portatori del virus è ridotta al minimo. Di conseguenza sono molto basse anche le probabilità di diffusione locale della malattia.

Di origine virale, la Dengue è causata da quattro virus (Den-1, Den-2, Den-3 e Den-4) ed è trasmessa agli esseri umani dalle punture di zanzare che hanno, a loro volta, punto una persona infetta. Non si ha quindi contagio diretto tra esseri umani. Il virus circola nel sangue della persona infetta per un periodo che varia dai 2 ai 7 giorni. Ed è in questo frangente che la zanzara può prelevarlo e trasmetterlo ad altre persone che si ammalano pur non essendo mai state in aree endemiche per infezione da Dengue.

Nella maggior parte dei casi (circa l’80%) l’infezione si presenta in forma asintomatica oppure come malattia febbrile autolimitante. Tra i sintomi più frequenti si annoverano: febbre elevata a insorgenza improvvisa; cefalea severa e dolore oculare (retro-orbitario); mialgia (dolore muscolare), artralgia (dolore alle articolazioni), nausea, vomito, l’aumento di volume dei linfonodi, arrossamenti cutanei maculo-papulari ed emorragie minori. La sintomatologia raramente dura più di 10 giorni.

«La prevenzione si basa fondamentalmente sull’evitare le punture di zanzara», spiega Asugi. L’uso di repellenti cutanei, così come indossare indumenti impregnati di repellenti, utilizzare magliette a maniche lunghe e pantaloni lunghi e l’utilizzo di zanzariere rappresentano misure fondamentali.

A livello comunitario è essenziale intraprendere azioni per contrastare la proliferazione delle zanzare vettori. In che modo? Eliminando i ristagni d’acqua dai sottovasi e da ogni altro contenitore. Tali accumuli rappresentano, infatti, un habitat ottimale per la deposizione delle uova delle zanzare. L’altra cruciale mossa preventiva consiste nelle campagne di disinfestazione, che mirano a ridurre la popolazione di zanzare e, di conseguenza, il rischio di trasmissione. Non è finita qui. Di recente è stato reso disponibile un vaccino indicato per i viaggiatori che si recano in zone endemiche per la Dengue, capace di fa

Riproduzione riservata © Il Piccolo