Uccisa durante la battuta di caccia a Basovizza. L’autore risarcisce e patteggia
Sei mesi con la condizionale per Peracca. Dal suo fucile partì lo sparo che costò la vita a Denise Marzi

Quello sparo partito accidentalmente dal suo fucile era costato la vita all’amica e collega cacciatrice Denise Marzi Wildauer. La 60enne, quella mattina di un anno e mezzo fa, era impegnata in una battuta di caccia insieme a lui ed ad altri compagni, nella riserva di Basovizza. Venerdì scorso Dario Peracca, 75enne muggesano, ha patteggiato sei mesi di carcere, con la sospensione condizionale della pena. Era accusato di omicidio colposo aggravato. Ma le aggravanti sono poi cadute e all’imputato sono state riconosciute tutte le attenuanti, compresa quella di aver risarcito i danni ai familiari della vittima, tra cui il fratello Maurizio Marzi Wildauer, presidente della Trieste Trasporti.
La difesa dell’imputato, affidata agli avvocati Riccardo e Antonio Cattarini, ha raggiunto un accordo con la pm Ilaria Iozzi per l’applicazione della pena. Accordo ratificato venerdì scorso dalla gup Flavia Mangiante. L’anziano cacciatore, nel frattempo, ha provveduto a versare un cospicuo risarcimento (sia di tasca propria, sia per il tramite dell’assicurazione) ai parenti della donna, che si sono affidati invece all’avvocato Giorgio Borean. Si chiude, dunque, almeno a livello giudiziario, una vicenda drammatica e fortuita.
«Episodi del genere sono una tragedia per tutte le persone coinvolte. Posso assicurare che anche il mio assistito ne è tuttora molto segnato perché, senza volerlo, ha ucciso un’amica», commenta Riccardo Cattarini. A seguito dell’incidente di caccia, il 75enne si è visto ritirare il porto d’armi, come da prassi in casi come questi. Sotto sequestro era finito non solo il fucile (un Benelli tipo Raffaello Cal 12-N°) da cui era partito il colpo, ma anche il resto dell’attrezzatura venatoria (altre armi e munizioni, regolarmente detenute).
Come ricostruito dall’inchiesta, l’incidente è avvenuto poco dopo le 10 di mattina del 21 novembre 2024. Quella mattina Marzi e Peracca stavano partecipando a una battuta di caccia insieme a una quindicina di soci della Riserva di Basovizza. All’improvviso lo sparo, con la 60enne che si è accasciata perdendo sangue. Peracca aveva raccontato al Piccolo di essere stato investito da un ramo che aveva urtato il suo fucile spostandolo in direzione di Marzi (in quel momento situata dietro di lui) e facendo partire lo sparo. La donna si trovava a tre-quattro metri di distanza ed è stata investita da circa 200 pallini di piombo, che l’avevano ferita anche in organi vitali.
Uno di questi piombini le aveva reciso l’arteria femorale, altri l’avevano penetrata in varie parti del corpo, anche nell’intestino e nei polmoni. Nessuno degli altri compagni di caccia aveva visto la scena: uno, il più vicino, in quell’istante aveva la testa alzata e rivolta verso un albero, intento a cercare un fagiano. La 60enne, comunque, benché fosse in corso una grave emorragia, era rimasta cosciente. Sottoposta a un lungo e delicato intervento chirurgico, era deceduta la sera stessa, poco dopo le 20. Stando all’autopsia, la donna è spirata per uno «shock emorragico causato da plurime lesioni vascolari da arma da fuoco a carica multipla a seguito di un unico colpo sparato pressoché frontalmente alla vittima e parallelamente al suolo a una distanza approssimativa di qualche metro». Sono queste le conclusioni a cui era giunto il medico legale Carlo Moreschi, incaricato dalla Procura di eseguire la consulenza tecnica.—
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