Detenuto di 20 anni muore in una cella del Coroneo

TRIESTE. Sovraffollamento e caldo. Sono i due disagi più pesanti che affrontano i detenuti del carcere del Coroneo, a Trieste. Lo hanno evidenziato gli esponenti del Partito radicale e dell'Unione camere penali che ieri hanno visitato il penitenziario nell'ambito dell' iniziativa nazionale Ferragosto in carcere. Ma rimane «molto preoccupante», secondo quanto sottolineato dal presidente della Camera Penale Alessandro Giadrossi, anche «la condizione di vari detenuti affetti da disagio psichico e posti in celle di isolamento, in assenza di un’assistenza di personale infermieristico specializzato». A questo proposito, Giadrossi ha reso noto che nell’area si è verificato nei giorni scorsi il decesso di un detenuto di appena 20 anni, iracheno.
La delegazione formata dal presidente Giadrossi e dalla consigliera Paola Bosari è entrata assieme a Marco Fazzini, in rappresentanza del Partito Radicale. «Lo scopo della visita – ha spiegato lo stesso Giadrossi in una nota – era quello di mantenere viva l’attenzione sulla condizione delle carceri, anche nella giornata simbolo dell’Italia vacanziera, e comunicarla a detenuti e detenenti». Ad accompagnarli nella visita, avvenuta in gran parte dell’istituto, erano presenti il direttore Ottaviano Casarano e il comandante Antonio Marrone. La delegazione ha così potuto dialogare con i detenuti, visitare celle, cortili e aree dedicate alla socializzazione e ricreazione.
A conclusione della giornata sono state tratte le seguenti considerazioni. Il sovraffollamento, pari a circa il 25 % di più rispetto a quello previsto, rende ancor più gravosa la condizione dei detenuti, specialmente nelle giornate più calde, non essendo dotate le aree di detenzione di nessun sistema, nemmeno quelli più elementari, di raffrescamento, e le aree di passeggio di strutture di ombreggiamento.
Pur rilevando lo sforzo con il quale – in costante carenza di risorse economiche – si stanno fronteggiando alcune emergenze rilevate in precedenti visite, alcune risolvendole (lavaggio degli indumenti), altre limitandole a casi ormai solo sporadici (cimici) «il carcere continua a presentarsi come un “cantiere aperto” – ha evidenziato Giadrossi –, bisognoso di continui interventi impiantistici e di fornitura di suppellettili, soprattutto per le attività ricreative».
«Rimane molto preoccupante – ha aggiunto il presidente delal Camera Penale – la condizione di vari detenuti affetti da disagio psichico e posti in celle di isolamento, in assenza di un’assistenza di personale infermieristico specializzato. Un’area nella quale, alcuni giorni fa, vi è stato il decesso di un detenuto iracheno ventenne. La condizione delle carceri italiane rimane quindi un’emergenza che l’Ucpi e la Camera penale di Trieste, su scala locale, intendono seguire con massima attenzione».
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