Dietrofront sul Porto Vecchio a “spicchi”

«Lo spezzatino non è un feticcio». La frase, che si riferisce al Porto Vecchio, viene pronunciata dalla presidente dell’Authority Marina Monassi e alcuni la interpretano come un mezzo dietrofront. «È vero che preferirei dare piccole concessioni - precisa la presidente - ma se veramente si farà avanti anche un investitore che chiederà tutta l’area (esclusa logicamente la zona Greensisam, l’Adriaterminal e la parte museale) prospetterò l’alternativa al Comitato portuale e sarà il Comitato a decidere». Per presentare le manifestazioni d’interesse, in base al bando di avviso esplorativo firmato solo qualche giorno fa, c’è tempo fino al 23 luglio. «Già una decina di soggetti interessati si sono fatti avanti - ha confidato la presidente - in particolare per quanto concerne il Molo Terzo». Il 10 luglio è fissata al Tar l’udienza di Portocittà che chiede che la concessione sia dichiarata nulla (in particolare per la persistenza del Punto franco) e finché la causa non sarà chiusa nuove concessioni non potranno essere date. Coloro che avranno inviato le manifestazioni saranno poi invitati alle procedure di gara che dunque si presume non conterrà delimitazioni sugli spazi. Ma la battaglia, ammesso che si faccia avanti anche un ipotetico concessionario unico, esploderà ben prima, anzi è già in atto. La sede finale naturale e designata sarà dunque il Comitato portuale di cui va dato atto alla presidente di averlo reso completamente trasparente con l’apertura ai mezzi d’informazione di tutte le sedute.
«Le piccole concessioni, soprattutto se non precedute da un disegno strategico entro cui vadano a collocarsi come tessere di un mosaico - ha commentato il sindaco Roberto Cosolini - non possono valorizzare e recuperare zone oggi non appetibili da un punto di vista imprenditoriale. Rischiamo di rimanere sideralmente lontani da quelle lungimiranti operazioni di trasformazione fatte con alto tasso strategico e forte professionalità che hanno rivitalizzato il waterfront di tante città del mondo». É una posizione che vede concorde anche la presidente della Provincia Maria Teresa Bassa Poropat. «La scelta del concessionario unico - afferma - è essenziale non solo per avere una visione strategica complessiva di sviluppo, ma anche affinché vengano realizzati con una certa speditezza i sottoservizi, le infrastrutture, le opere di viabilità necessari a tutto il comprensorio. Se un investitore ha in concessione tutta l’area fa preventivamente questo, come intendeva farlo Portocittà, ma non si può certo chiederlo a un piccolo singolo concessionario». Esattamente opposta invece è l’opinione di Guido Valenzin, presidente degli spedizionieri del porto che nella sua relazione annuale agli iscritti, ha strigliato le amministrazioni locali attaccandole, così come anche la precedente presidenza dell’Authority, proprio per quanto riguarda il Porto Vecchio. «È un dato di fatto - ha affermato Valenzin - che progetti di riuso di aree significative del Porto Vecchio che tenevano conto dei vincoli esistenti (Sovrintendenza beni architettonici, regime doganale di Punto franco, beni demaniali marittimi) sono stati scartati da chi aveva altri obiettivi e non ha concluso nulla. Questo voler fare “quello che si vuole” invece di “quello che si può fare subito” ci ha portato alla situazione di stallo attuale che si scontra ormai con la grave crisi finanziaria e del credito in atto: a questo punto non possiamo continuare a illuderci che soggetti privati possano sopportare il peso finanziario di un progetto di riutilizzo complessivo dell’area». Ma è un discorso che può essere anche rovesciato: ci fosse stata un minimo di volontà politica comune di spostare il Punto franco, quel soggetto c’era già.
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